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TANGO CAST TECNICO ARTISTICO
Sceneggiatura e Regia: Carlos Saura
Fotografia: Vittorio Storaro
Coreografie: Juan Carlos Copes, Ana Maria Steckelman e Carlo Rivarola
(SPAGNA, 1998)
Durata: 105'
Distribuzione cinematografica: ISTITUTO LUCE
PERSONAGGI E INTERPRETI
Miguel Angel Sola: Mario Suarez
Cecilia Narova: Laura Fuentes
Mia Maestro: Elena Flores
Juan Carlos Copes: Carlos Nebbia
Julio Bocca: interpreta se stesso
Juan Luis Galiardo: Angelo Larroca
Mario
Suarez, ballerino di tango a riposo forzato a causa di un incidente alla gamba, è stato
appena abbandonato dalla moglie Laura. Questo dolore è solo un aspetto di una crisi
esistenziale ben più ampia e complessa. Quella di un uomo che non riesce ad accettare
l'inesorabilità del tempo che passa sulla sua pelle, la frustrazione per il suo
fallimento sentimentale, il desiderio di vita amorosa che sente crescere ancora dentro di
sé. Tutti elementi che riporta all'interno di un film che dedica al tango e che ha come
interpreti sua moglie, affermata danzatrice, ed una rivelazione, bellissima e giovane.
"Tango" non ha una vera trama, al contrario. Probabilmente offre uno dei mélo
più tradizionali e prevedibili che si possano raccontare, con una commistione continua
fra vita privata ed attività creativa, con spunti troppo scopertamente autobiografici per
non considerarli una fonte d'ispirazione. L'esilità della storia è spinta fino
all'eccesso, tanto da suscitare ragionevoli dubbi sulla necessità di inserirla. Con tutte le
implicazioni cui la banalità del triangolo sentimentale si lega: attrazione per la
giovinezza, drammi della gelosia, competizione fisica e, in questo caso, anche artistica.
Il vero protagonista è il tango che è molto più di una danza: è il riflesso di una
condizione umana. I gesti si insinuano in un gioco di specchi, di luci ed ombre, di
profili stagliati su sfondi perlacei o rossi di passione. Movimenti continui di gambe che
si intrecciano, di corpi che si avvinghiano e si sfuggono, di luci che sembrano essere
movimento stesso. È un film di luci e di colori, di bellissime musiche e di coreografie
suadenti e sensuali; è un film che rende omaggio alla fotografia più che esserne
servito, in maniera elegante e raffinata, e le permette di dominare ogni fotogramma, non
per fissare l'immagine, ma per darle vita. In questo Storaro compie un lavoro di grande
maestria perché anticipa e sottolinea il movimento, prevede la melodia e la piega alla
luce. Forse la danza con le sue seduzioni avrebbe potuto assorbire uno spazio maggiore:
allora il quadro sarebbe stato solo seducente e non incerto.
Elisabetta Marino |