Tempi Moderni |
I film del 1998 |
|
| WASHINGTON
SQUARE CAST TECNICO ARTISTICO Regia: Agnieszka Holland PERSONAGGI E INTERPRETI Catherine Sloper: Jennifer Jason Leigh
Il destino di Catherine Sloper è segnato dalla nascita. Tutto verte contro di
lei. La morte della giovane madre, l'ingombrante presenza paterna che ne adombra sorrisi e
speranze con una rigidezza impenetrabile, una zia-istitutrice, succube della propria
solitudine. Ed intorno il clima ottocentesco vacuo e ridanciano e perfidamente ipocrita,
abitato da parenti terribili. L'infanzia si consuma fra complessi opportunamente
accentuati, un grande senso di inutilità nel cuore ed un'indesiderata mole di denaro
ricevuto in eredità; si consumano la giovinezza e la stessa fisicità di Catherine,
annientata da un genitore ostinato ed insensibile. Poi l'incontro. Con la bellezza, con il
gusto, con la trasgressione. Catherine è sola di fronte all'amore: totalmente vunerabile,
chiusa ai moniti paterni che vorrebbero metterla in guardia dall'avidità di un improvviso
spasimante. Ha inizio un rapporto conflittuale che segna la rinascita interiore di
Catherine ed una sorta di riscatto verso l'abulia in cui era stata volontariamente
cresciuta. Ma è un rapporto destinato a concludersi con un allontanamento ed un'amara
presa di coscienza. Tratto dal romanzo di Henry James, "Washington Square"
indossa faticosamente le vesti del remake: lo stile di William Wyler
(nell"Ereditiera"), è un fardello pesante. Nel lavoro della Holland il tocco è
femminile, il che va oltre la sontuosità dell'ambientazione e dei costumi. Lo si ritrova
nel tentativo di caratterizzazione dei personaggi, nell'isteria che colpisce la
protagonista in un passaggio cruciale della narrazione, che di fatto non emerge. Da
bozzolo informe e sgradevole, vittima della non femminilità e di una labilità psichica
più imposta che congenita, Catherine conclude la sua esperienza amorosa consapevole del
proprio essere. Con una trasformazione repentina, ma invisibile. Come invisibile è la
vera protagonista della storia: l'atmosfera. Non ci sono né la sua leggerezza, né il suo
spessore; non c'è abbastanza spazio per il silenzio. Pur lavorando sul corpo e sulle
espressioni dei personaggi, l'ansia del riempire scene e momenti cresce, e riempie, è
vero. Troppo.
Elisabetta Marino |
||