Tempi Moderni

I film del 1998


WASHINGTON SQUARE

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Agnieszka Holland
Sceneggiatura: Carol Doyle, tratta dall'omonimo romanzo di Henry James
Fotografia: Jerzy Zielinski
Scenografia: Allan Starski
Costumi: Anna B. Sheppard
Montaggio: David Siegel
Musica: Jan A.P. Kaczmarek
Durata: 115'
Prodotto da: Julie Bergman Sender, Roger Birnbaum
(USA, 1997)
Distribuzione cinematografica: IIF

PERSONAGGI E INTERPRETI

Catherine Sloper: Jennifer Jason Leigh
Dr. Austin Sloper: Albert Finney
Morris Townsend: Ben Chaplin
Lavinia Penniman: Maggie Smith

1.jpg (9702 bytes)Il destino di Catherine Sloper è segnato dalla nascita. Tutto verte contro di lei. La morte della giovane madre, l'ingombrante presenza paterna che ne adombra sorrisi e speranze con una rigidezza impenetrabile, una zia-istitutrice, succube della propria solitudine. Ed intorno il clima ottocentesco vacuo e ridanciano e perfidamente ipocrita, abitato da parenti terribili. L'infanzia si consuma fra complessi opportunamente accentuati, un grande senso di inutilità nel cuore ed un'indesiderata mole di denaro ricevuto in eredità; si consumano la giovinezza e la stessa fisicità di Catherine, annientata da un genitore ostinato ed insensibile. Poi l'incontro. Con la bellezza, con il gusto, con la trasgressione. Catherine è sola di fronte all'amore: totalmente vunerabile, chiusa ai moniti paterni che vorrebbero metterla in guardia dall'avidità di un improvviso spasimante. Ha inizio un rapporto conflittuale che segna la rinascita interiore di Catherine ed una sorta di riscatto verso l'abulia in cui era stata volontariamente cresciuta. Ma è un rapporto destinato a concludersi con un allontanamento ed un'amara presa di coscienza. Tratto dal romanzo di Henry James, "Washington Square" indossa faticosamente le vesti del remake: lo stile di William Wyler (nell"Ereditiera"), è un fardello pesante. Nel lavoro della Holland il tocco è femminile, il che va oltre la sontuosità dell'ambientazione e dei costumi. Lo si ritrova nel tentativo di caratterizzazione dei personaggi, nell'isteria che colpisce la protagonista in un passaggio cruciale della narrazione, che di fatto non emerge. Da bozzolo informe e sgradevole, vittima della non femminilità e di una labilità psichica più imposta che congenita, Catherine conclude la sua esperienza amorosa consapevole del proprio essere. Con una trasformazione repentina, ma invisibile. Come invisibile è la vera protagonista della storia: l'atmosfera. Non ci sono né la sua leggerezza, né il suo spessore; non c'è abbastanza spazio per il silenzio. Pur lavorando sul corpo e sulle espressioni dei personaggi, l'ansia del riempire scene e momenti cresce, e riempie, è vero. Troppo.

Elisabetta Marino