SALVATE IL
SOLDATO RYAN
(SAVING PRIVATE RYAN)CAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Steven Spielberg
Sceneggiatura: Robert Rodat, Frank Darabont, Scott Frank (questi ultimi due non
accreditati)
Fotografia: Janusz Kaminski
Scenografia: Tom Sanders
Costumi: Joanna Johnston
Musica: John Williams
Montaggio: Michael Kahn
Prodotto da: Ian Bryce, Mark Gordon, Steven Spielberg, Gary Levinsohn
(USA, 1998)
Durata: 165'
Distribuzione cinematografica: UIP
PERSONAGGI E INTERPRETI
Captain John Miller: Tom Hanks
Soldato James Ryan: Matt Damon
Soldato Reiben: Edward J. Burns
Sergente Horvath: Tom Sizemore
Corporal Upham: Jeremy Davies
Private Caparzo: Vin Diesel
Private Mellish: Adam Goldberg
Private Jackson: Barry Pepper
Medic Wade: Giovanni Ribisi
Lt. Col. Anderson: Dennis Farina
Capitano Hamill: Ted Danson




"L'orrore,
l'orrore." Con questo sussurro disperato il colonnello Kurtz-Brando chiudeva
"Apocalypse now" di Francis Ford Coppola. Vent'anni cinematografici dopo quelle
stesse parole sembrano riecheggiare nella mente del Capitano John Miller, reso sordo dalle
bombe, mentre osserva sconvolto le carni dilaniate dei suoi compatrioti sulla spiaggia di
Omaha Beach, in Normandia.
Se in "Schindler's list" Steven Spielberg poneva un dilemma morale di difficile
soluzione (Chi salva la vita di un uomo salva il mondo intero?), "Saving Private
Ryan", provocatoriamente, ne pone uno altrettanto ambiguo. La vita di un semplice
uomo è più importante di quella di otto soldati, anonimi come lui? Il soldato semplice
Ryan non è un genio, non ha particolari peculiarità e un ragazzo come tanti altri che ha
avuto la sventura di perdere i suoi tre fratelli lo stesso giorno. Questa sciagura è
diventata, paradossalmente, la sua fortuna poiché il Capo di Stato Maggiore americano ha
deciso che salvare la sua vita ha la massima priorità nella Normandia sconvolta dallo
sbarco delle truppe alleate. Una pattuglia di otto uomini guidata dal capitano John Miller
si mette alla ricerca del soldato nella terra ostile di Francia, ancora in mano ai soldati
tedeschi.
La pattuglia
è incerta sul da farsi, tormentata dallo scopo della sua missione. Il misterioso capitano
John Miller è abituato a pensare che per ogni uomo della sua squadra sacrificato in
combattimento ce ne saranno almeno dieci che si salveranno. Ma adesso i conti non tornano.
Per ogni soldato della propria pattuglia, vittima della guerra, ce ne sarà sempre e
comunque uno solo salvato: il soldato semplice Ryan dell'Iowa.
Su questo dilemma etico, cui non daremo risposta per non svelare il finale dell'opera, si
intrecciano tre film.
Il film di guerra. "Saving Private Ryan" è un capolavoro di genere che si
riallaccia ai war movies anni '50 di Raoul Walsh e Howard Hawks. Tom Hanks incarna il
ruolo di eroe senza macchia nella migliore tradizione del cinema americano. Tuttavia
"Saving Private Ryan" si differenzia dalle opere dei maestri citati per la
rappresentazione realistica della guerra. Qui, infatti, nulla è in bianco e nero, nessun
ascondimento, nessuna finzione scenica. La violenza è rappresentata in tutta la sua
crudeltà e brutalità, a tratti insopportabile. Una violenza carnale ed indignata che si
distanzia da quella lucida e geometrica del Kubrick di "Orizzonti di gloria" e
"Full Metal Jacket". L'ormai celebre sbarco in Normandia è messo in scena con
un uso del sonoro terrificante che da la sensazione a noi spettatori di essere immersi
davvero nel delirante mattatoio di Omaha Beach.
Il film politico.
"Saving Private Ryan" è un manifesto politico il cui messaggio potrebbe
lasciare perplessi i più smaliziati spettatori europei. L'opera infatti ha un valore
morale e vuole riavvicinare gli americani ad una patria fondata su valori leali e sinceri.
Dopo decenni di insofferenza e intolleranza verso l'esercito americano e le sue ingerenze
in politica estera, "Saving Private Ryan" è un omaggio all'America paladina
della libertà, il cui sacrificio nella II guerra mondiale è stato essenziale per il
mondo intero. Il film trasuda patriottismo dalla prima all'ultima sequenza e non a caso si
apre e si chiude sulla bandiera americana.
Il film cinefilo. "Saving Private Ryan" è un'opera che non dimentica la lezione
dei grandi maestri del passato, uno su tutti: John Ford. Il film è una versione moderna
di "Sentieri selvaggi". La lunga marcia verso territori sconosciuti ed ostili,
alla ricerca del soldato semplice Ryan, non è forse la stessa marcia sofferente che
Ethan-Wayne compie in "The searchers" alla ricerca della giovane Natalie Wood? E
come non rilevare che la sequenza magistrale in cui la madre dei fratelli Ryan riceve la
notizia della morte di tre dei suoi figli non è altro che la sequenza di apertura di
"Sentieri selvaggi"?
Questi tre film sono
mescolati assieme con l'abilità a cui Spielberg ci ha ormai abituato da anni, e che non
smette ancora di stupirci. La compattezza della sceneggiatura, pur con qualche lunghezza,
ci offre uno spettacolo avvincente dal punto di vista emotivo con alcune pagine di cinema
eccezionali. Non dimenticheremo mai, infatti, il tremore della mano del capitano John
Miller (un Tom Hanks commovente nel rappresentare il suo terrore compresso), lo sguardo di
disprezzo del soldato tedesco in battaglia di fronte al caporale americano vigliacco, lo
sbarco in Normandia e il combattimento finale sul ponte.
Spielberg avvince e commuove, terrorizza e sconvolge, manipola il pubblico come solo
Hitchcock sapeva fare perché conosce il mezzo cinematografico e le sue regole come nessun
altro. Grande Cinema. Grande Spielberg.