Tempi Moderni

I film del 1998


QUATTRO GIORNI A SETTEMBRE
(O QUE È ISSO, COMPANHEIRO?)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Bruno Barreto
Soggetto: dal libro: "O que è isso, companheiro", di Fernando Gabeira
Sceneggiatura: Leopoldo Serran
Fotografia: Angelo Gastal
Scenografia: Marcos Flaksman
Costumi: Emilia Duncan
Montaggio: Isabelle Rathery
Musica: Stewart Copeland
Prodotto da: Lucy Barreto
(Brasile, 1997)
Durata: 110'
Distribuzione cinematografica: LUCKY RED
Distribuzione home video: LUCKY RED

PERSONAGGI E INTERPRETI

Charles Burke Elbrick: Alan Arkin
Fernando Gabeira/Paulo: Pedro Cardoso
Maria: Fernanda Torres
Marcão: Luiz Fernando Guimares
René: Claudia Abreu
Toledo: Nelson Dantas
Jonas: Matheus Nachtegäle
Henrique: Marco Ricca

 

GIORNI1.JPG (14760 bytes)Il 1969, ricordato da tutti come l'anno dello sbarco sulla Luna, non vide certo questo avvenimento al centro della vita del gruppo di studenti brasiliani che in quell'anno passarono alla lotta armata per osteggiare la dittatura militare allora al comando del paese. "Quattro giorni a settembre", liberamente tratto dalla realtà romanzata descritta in "O que è isso, companheiro" di quel Fernando Gabeira che ritroviamo con il nome di Paulo e le sembianze di Pedro Cardoso nel film, narra appunto di quei giorni cupi, con i modi caratteristici di un thriller politico. Per i terroristi naif del MR-8, il rapimento dell'ambasciatore americano di stanza a Rio de Janeiro è il mezzo per dare alle proprie azioni la giustà visibilità altrimenti negata dalla censura. Ma per questi giovani ingenui e idealisti le cose, con il passare dei giorni scanditi dall'attesa di una risposta ufficiale alle rivendicazioni del gruppo o di una possibile controffensiva ai loro danni, sembrano diventare sempre più complesse e più grandi di loro. Paradossalmente, vive una situazione analoga Henrique, un militare incaricato di stanarli e in caso positivo di torturarli. Elbrick, il diplomatico "amerikano" sotto sequestro, si rivela tra tutti il personaggio di maggiore caratura morale. Al regista Bruno Barreto - internazionalmente noto soprattutto per "Dona Flor e i suoi due mariti" (1977) - preme innanzitutto una rilettura storica, oggi evidentemente possibile, di quegli avvenimenti. Le sue conclusioni non cercano nessuna indulgenza né trovano innocenze alcune; seppure a gradi diversi e con in cima i capi della dittatura, tutti sembrano coinvolti nello stesso pantano (e i momenti migliori del film sottolineano come i due personaggi antitetici, Paulo e Henrique, cerchino nell'amore per una donna un modo per ripulirsi). L'equilibrio nel dare a ogni aspetto del dramma e a ogni suo personaggio il giusto rilievo è uno sforzo apprezzabile, e per un Barreto rientrato in Brasile da quel di Hollywood, forse ottenibile solo al di fuori del classico "overstatement" americano. GIORNI2.JPG (11209 bytes)Il film, d'altronde, parte avendo come punto di vista l'esperienza autobiografica di Paulo-Fernando Gabeira, allora abile terrorista con le parole, futuro giornalista e oggi personalità politica brasiliana, che tinge immediatamente i fatti del film di una luce oscura (si era mai vista una Rio così lugubre?) che ben sintetizza le tante amarezze e i rimpianti. Lo scrittore dimostra una certa attitudine ironica e beffarda nel mostrare la fondamentale somiglianza tra la disumanità dei metodi rivoluzionari e quelli della dittatura di destra, ma è serio e sinceramente addolorato nel prestare ascolto alle ragioni (poche) e ai molti dubbi delle due parti. Come thriller politico rimane difficilmente apparentabile a quelli energetici di un Costa-Gavras, e mantiene un tono suo peculiare saggio e un po' triste. E per certi versi, sembra far sua l'attitudine del MR-8 a negare o a far pesantemente impallidire le identità dei suoi componenti. Sappiamo, infatti, molto poco delle motivazioni che muovono i vari personaggi, che rimangono allo stadio di discorsi freddi, puramente concettuali. Qui Barreto, preoccupato fin troppo della giusta distanza, li fa pensare molto più che agire o sentire ed evidenzia con tanta programmaticità tutte le loro diverse ragioni, da rendere la suspense parzialmente disinnescata. Così, se le situazioni presentate, in costante sotto tono e senza troppo coinvolgere lo spettatore, sono probabilmente più vicine alla realtà di quelle di altri film del genere, durante la durata di "Quattro giorni a settembre" si ha l'impressione di assistere a del cinema messo un po' in sordina.

Alfonso Iuliano