Tempi Moderni |
I film del 1998 |
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La leggenda del
regista sull'oceano
Ci sono film compiuti, che contengono, nel loro sviluppo narrativo
(e visivo) tutto il proprio significato, fuso con la storia; come tali, non hanno
pressoché bisogno di ulteriori spiegazioni ed analisi.Ci sono, invece, film ambigui e irrisolti (spesso non intenzionalmente): i temi e il loro stesso senso si può allora dibattere, se ne può discutere la riuscita e si può far luce su alcuni aspetti specifici. E' l'opposizione pressoché istintiva che sorge dal confronto occasionale tra un film perfetto come "The Truman show" e un pasticciaccio denso come l'infinita "Leggenda del pianista sull'oceano". Un confronto che, nato da questa intuizione, subito si esaurisce, alla stregua degli inevitabili riferimenti ad un altro cospicuo film navale come "Titanic". Inoltre, il rispetto che comunque merita un film, ci impedisce di analizzarne la storia come se tutti l'avessero visto e sapessero di cosa si parla (un rispetto dovuto, da parte di chi non si sente né Bazin, né Roland Barthes, che forse avrebbero fatto lo stesso). Quindi, veniamo velocemente al pianista... Lecito attendersi di più: dal grande investimento, insolito per la nostra cinematografia, dalla lunghezza oceanica (due ore e quaranta), dalla sceneggiatura scritta dallo stesso regista e da lui solo. Dal messaggio
"morale", non nuovo, affidato a poche immagini e poche parole del novello barone
rampante sui ponti della nave. Dalla presentazione di una realtà ammuffita di italiani,
cinesi, negri, tedeschi da cartolina, con gerghi da parodia e pronunce improbabili; dai
protagonisti, ambigui e inespressivi e dai comprimari che appaiono improvvisamente e
spariscono di forza. Infine dagli episodi, lunghi e slegati. La storia non voleva altre
storie? Motivo in più per attendersi maggior vigore e compattezza dall'unico spunto alla
base del film, senza ridursi al conforto di alcuni isolati suoi rami: l'ottima
onnipresente colonna sonora (ma quella l'ha scritta Morricone), il duello sulla tastiera
tra il Mozart delle acque e l'inventore del jazz, e qualche suggestiva trovata puramente
cinematografica.Troppo cattivi? Non crediamo. Le attese non sono coltelli pronti ad essere scagliati, non prescindono da una più rilassata riconsiderazione a posteriori o dal riguardo nei confronti degli spettatori che si sono emozionati o si emozioneranno. Ma nemmeno possono prescindere dai dubbi e dalla delusione nei confronti di un'operazione così complessa e studiata, così voluta e voluta esattamente così. Ad altri ora la possibilità di approfondire pregi e difetti, aprire dibattiti, trovare chiavi narrative e fornire interpretazioni. Il film lo consente e in un certo senso, se le merita. Marco Medelin |
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