Tempi Moderni

I film del 1998


La leggenda del regista sull'oceano

5.jpg (8432 bytes)Ci sono film compiuti, che contengono, nel loro sviluppo narrativo (e visivo) tutto il proprio significato, fuso con la storia; come tali, non hanno pressoché bisogno di ulteriori spiegazioni ed analisi.
Ci sono, invece, film ambigui e irrisolti (spesso non intenzionalmente): i temi e il loro stesso senso si può allora dibattere, se ne può discutere la riuscita e si può far luce su alcuni aspetti specifici. E' l'opposizione pressoché istintiva che sorge dal confronto occasionale tra un film perfetto come "The Truman show" e un pasticciaccio denso come l'infinita "Leggenda del pianista sull'oceano". Un confronto che, nato da questa intuizione, subito si esaurisce, alla stregua degli inevitabili riferimenti ad un altro cospicuo film navale come "Titanic".
Inoltre, il rispetto che comunque merita un film, ci impedisce di analizzarne la storia come se tutti l'avessero visto e sapessero di cosa si parla (un rispetto dovuto, da parte di chi non si sente né Bazin, né Roland Barthes, che forse avrebbero fatto lo stesso).
Quindi, veniamo velocemente al pianista... Lecito attendersi di più: dal grande investimento, insolito per la nostra cinematografia, dalla lunghezza oceanica (due ore e quaranta), dalla sceneggiatura scritta dallo stesso regista e da lui solo.
6.jpg (10502 bytes)Dal messaggio "morale", non nuovo, affidato a poche immagini e poche parole del novello barone rampante sui ponti della nave. Dalla presentazione di una realtà ammuffita di italiani, cinesi, negri, tedeschi da cartolina, con gerghi da parodia e pronunce improbabili; dai protagonisti, ambigui e inespressivi e dai comprimari che appaiono improvvisamente e spariscono di forza. Infine dagli episodi, lunghi e slegati. La storia non voleva altre storie? Motivo in più per attendersi maggior vigore e compattezza dall'unico spunto alla base del film, senza ridursi al conforto di alcuni isolati suoi rami: l'ottima onnipresente colonna sonora (ma quella l'ha scritta Morricone), il duello sulla tastiera tra il Mozart delle acque e l'inventore del jazz, e qualche suggestiva trovata puramente cinematografica.
Troppo cattivi? Non crediamo. Le attese non sono coltelli pronti ad essere scagliati, non prescindono da una più rilassata riconsiderazione a posteriori o dal riguardo nei confronti degli spettatori che si sono emozionati o si emozioneranno.
Ma nemmeno possono prescindere dai dubbi e dalla delusione nei confronti di un'operazione così complessa e studiata, così voluta e voluta esattamente così. Ad altri ora la possibilità di approfondire pregi e difetti, aprire dibattiti, trovare chiavi narrative e fornire interpretazioni.
Il film lo consente e in un certo senso, se le merita.

Marco Medelin