Tempi Moderni

I film del 1998


MATRIMONI

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Cristina Comencini
Soggetto: Roberta Mazzoni e Cristina Comencini
Sceneggiatura: Cristina Comencini
Fotografia: Roberto ForzaScenografia: Paola Comencini
Costumi: Antonella Berardi
Musica: Paul Racer e Matt Son
(ITALIA, 1998)
Durata: 102'
Distribuzione Cinematografica: Filmauro

PERSONAGGI E INTERPRETI

Paolo: Diego Abatantuono
Giulia: Francesca Neri
Vera: Stefania Sandrelli
Alessio: Claude Brasseur
Sandra: Cecilia Dazzi
Sergio: Emilio Solfrizzi
Fausto: Paolo Sassanelli

Vigilia di Natale a casa di Giulia e Paolo. Ci sono il fratello di Giulia con la moglie e i figli, sopraggiunti da Trani per l'occasione, la sorella di Giulia alla continua ricerca di un fidanzato, i figli di Giulia e Paolo, ed una tavola traboccante di leccornie. Una serata che si ripete ormai da quindici anni, come il copione di un'opera teatrale, senza che nessuno sappia bene perché. Gli immancabili assenti sono i genitori di Giulia, Alessio e Vera, separati da anni e da anni amanti segreti, pronti a ritrovarsi nella stanza di un albergo in preda ai più selvaggi istinti amorosi, per vivere la passione che in vent'anni di matrimonio non hanno mai provato. Poi c'è Giulia, o forse, soprattutto Giulia. Perfetta, puntuale, materna. Ma Giulia esce di casa e sale sul primo treno che le capita davanti e si ritrova a Trani, sola di fronte al mare agitato, e dopo tanto tempo sorride. Più tardi si ubriaca in un locale insieme ad una sua vecchia fiamma, si lamenta della sua vita, tradisce Paolo. E Paolo tradisce Giulia perché si sente abbandonato. L'ha cercata alla polizia, ha aspettato che gli telefonasse, ha giocato a tennis, come fa da sempre pur di non rientrare presto a casa, poi ha capito il suo silenzio e ha fatto l'amore con sua sorella. A Trani però ci sono anche i genitori di Giulia, e presto li raggiungono anche Paolo, Sergio e Lucia, Cathrine, la seconda moglie di Alessio, per una riunione di famiglia involontaria ed assurda. Così si parla finalmente, dopo tanto tempo, dei propri sogni e dei desideri nascosti, delle ferite inferte per debolezza e della voglia di stare ancora insieme.
Il senso di "Matrimoni" è tutto nelle parole di Cristina Comencini che lo ha definito "…un film di attori" perché più che narrare una storia mostra persone che vivono la propria vita. Fingendo, sbagliando, sperando. Persone che si amano senza conoscersi, che si autoilludono e si cercano perché non possono stare sole, persone che si sorprendono e si giudicano. Attraverso un dialogo ininterrotto che diventa un autoritratto. Non sono nuove le commedie incentrate su personaggi che si alternano continuamente sulla scena, rubandosi inquadrature e primi piani, o su nuclei familiari scossi da lacerazioni interne (nella stessa filmografia della regista ricordiamo "Buon Natale e Buon Anno", "Va dove ti porta il cuore"): giochi delle parti o regole del gioco che governano le ipocrisie quotidiane. C'è una sorta di armonia sinfonica però nel quadro ricreato dalla Comencini, con una melodia scandita da accordi indovinati: l'ingenuità di Giulia, ancorata ai suoi silenzi, l'apparente sicurezza di un Diego Abatantuono autoironico e credibile, il senso di vacuità ed amarezza che alberga nel cuore delle altre figure, e fra queste, in particolare, Alessio (Claude Brasseur), acuto e mordace, scanzonato e bohémien.

Elisabetta Marino