MAD CITY -
ASSALTO ALLA NOTIZIA
(MAD CITY) CAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Costa-Gavras
Soggetto: Tom Matthews, Eric Williams
Sceneggiatura: Tom Matthews
Fotografia: Patric Blossier
Scenografia: Catherine Hardwicke
Montaggio: Françoise Bonnot
Prodotto da: Arnold e Anne Kopelson
(USA, 1997)
Durata: 115'
Distribuzione cinematografica: WARNER BROS
Distribuzione home video: WARNER HOME VIDEO
PERSONAGGI E INTERPRETI
Max Brackett: Dustin Hoffman
Sam Baily: John Travolta
Laurie: Mia Kirshner
Hollander: Alan Alda
Lemke: Ted Levine
Max
Brackett è un reporter televisivo di prim'ordine, finito nella sede provinciale di un
network per aver voluto esercitare la professione in maniera rispettosa della sensibilità
del pubblico (si è rifiutato di mostrare davanti alle telecamere i corpi maciullati delle
vittime d'un disastro aereo); Sam Baily, sorvegliante presso il museo di storia naturale
della propria città, ha perso il lavoro (con moglie e due figli da mantenere) a causa di
una riduzione del personale .
L'incontro fra i due uomini avviene giusto nelle sale del museo, dove il giornalista
intravede la possibilità di rientrare nel gioco grosso gonfiando a dismisura la notizia
d'un gesto disperato compiuto dallo sconvolto Sam...
Inutile dirvi come andrà a finire, certe storie seguono un itinerario prestabilito dai
tempi lontani (anno di grazia 1951 ) de "L'asso nella manica": ed è proprio a
quest'ultimo titolo che "Mad city" sembra volersi ispirare, rifacendosi pure a
"Quel pomeriggio di un giorno da cani" (1975) per la claustrofobica atmosfera di
assedio ed a "Quinto potere" (1976) per la serrata critica all'uso distorto dei
mezzi di comunicazione di massa.
Ciò che rende ogni paragone improponibile risiede nello stile e nella personalità dei
rispettivi registi: all'impietosa freddezza di Wilder, al robusto mestiere di Lumet,
Costa-Gavras non può che opporre la sua predilezione per un cinema declamatorio,
retorico, sottolineativo.
Ne risulta un'opera dove l'onestà delle intenzioni finisce per figliare luoghi comuni e
prevedibilità (si veda l'involontariamente grottesca immagine finale); alle prese con
personaggi stereotipati ed unidimensionali, Hoffman e Travolta si disimpegnano con bravura
e costituiscono l'unico motivo d'interesse del film.