KEEP COOL
(YOU HUA HAO HAO SHOU) CAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Zhang Yimou
Sceneggiatura: Shu Ping
Fotografia: Lu Yue
Scenografia: Kao Jiuping
Musica: Zang Tianshuo
Montaggio: Du Yuan
(CINA, 1997)
Durata: 90'
Distribuzione cinematografica: MIKADO
Distribuzione home video: RCS
PERSONAGGI E INTERPRETI
Xiao: Shuai Jiang Wen
Lao: Zhang Li Baotian
An: Hong Qu Ying
Poliziotto: Ge You


Xiao Shuai, venditore di libri usati, è fortemente deciso a vendicarsi dell'uomo che
gli ha rubato la ragazza e lo ha pestato per strada con l'aiuto dei suoi scagnozzi. La
vendetta non ha buon esito e Xiao finisce in galera, per uscirne ancora più arrabbiato e
deciso, nonostante le raccomandazioni "paterne" di un poliziotto, a realizzare
il suo piano: mozzare la mano al rivale. Il quale, nel frattempo, non è più un ostacolo,
ha concluso il rapporto con la ragazza ed è disposto a risarcire Xiao dei danni materiali
e morali. Tutto grazie alla mediazione di un insistente signore, al quale Xiao, durante il
fatidico scontro, ruppe un computer, e che adesso, oltre alla restituzione del costoso
oggetto, desidera la pace tra i due contendenti. Tra inganni ed equivoci, si giungerà ad
un finale, improvviso rovesciamento dei ruoli tra Xiao e il petulante signore.
Qual è la cosa più rilevante di questo film? Il fatto che la censura cinese non l'abbia
ostacolato, o l'evidente ammorbidirsi di questo regista, un tempo inviso al regime? Il suo
tuffo spumeggiante nella commedia o il minaccioso ricorso alla macchina a mano? Yimou
diverte, senza togliere alle risate quella patina di raffinatezza e di amara riflessione
che fanno parte del suo modo di fare cinema. Il suo film comincia con delle gag, devia
presto per una spirale quasi filosofica, si riprende a tratti la sacrosanta voglia di
riderci sopra, per poi chiudere con un vogliamoci tutti bene che forse è il difetto
maggiore di un film non abbastanza corrosivo. Ovvia, allora, la risposta alla prima
domanda: mostrare la Cina, attraverso le buffe peripezie di alcuni curiosi abitanti, per
le strade, nei grossi caseggiati, nei locali alla moda e in quelli della più vieta
tradizione, ma sempre con affettuosa complicità, per smorzare eventuali polemiche,
invitando tutti al dialogo, amici, complici e amanti. Il passaggio alla commedia, vissuto
come una trasformazione epocale, si accompagna a novità stilistiche, a una fotografia per
lui insolita, e soprattutto all'uso ridondante della macchina a mano e di un conseguente
montaggio sfiancante, con passaggi a schiaffo e inseguimenti traballanti, fino
all'accostamento di pezzettini sfuocati, privi di un senso che non sia la pura confusione.
Idealmente Yimou ci ha dalla sua, e il procedimento non fa una piega, tanta è la maestria
del regista, ma questa tecnica che ormai impazza ovunque, da Von Trier a Kar-Wai, fino al
pentito eccellente Woody Allen, ci sembra vada troppo spesso aldilà dell'umana
sopportazione e ricalchi, in ultima analisi, cose che Godard faceva più di trenta anni
fa. Yimou, comunque, politica e tecnica a parte, con questo film ha regalato all'ultimo
festival di Venezia uno dei momenti più interessanti e spassosi, come d'altra parte tutti
si aspettavano. Ma fa sempre piacere che le attese non siano vane.