JACKIE BROWN CAST
TECNICO ARTISTICO
Regia: Quentin Tarantino
Sceneggiatura: Quentin Tarantino,
sulla scorta del romanzo "Rum punch" di Elmore Leonard
Fotografia: Guillermo Navarro
Scenografia: David Wasco
Costumi: Mary Claire Hannan
Montaggio: Sally Menke
Prodotto da: Lawrence Bender
(USA, 1997)
Durata: 153'
Distribuzione cinematografica: CECCHI GORI GROUP
PERSONAGGI E INTERPRETI
Jackie Brown: Pam Grier
Ordell Robbie: Samuel L.Jackson
Max Cherry: Robert Forster
Melanie: Bridget Fonda
Ray Nicolette: Michael Keaton
Louis Gara: Robert De Niro

Jackie Brown - una donna di colore
quarantaquattrenne, con un passato non privo di piccoli guai con la giustizia - arrotonda
il suo esiguo stipendio di hostess d'una piccola compagnia aerea contrabbandando denaro
negli States per conto del trafficante di armi Ordell Robbie, fino al giorno in cui
l'agente speciale Nicolette ed un poliziotto di Los Angeles l'arrestano all'aeroporto. Con
l'aiuto di un disponibile bailbondsman (una sorta di garante per le cauzioni) che
comprende assai bene la sua ansia, Jackie architetta un rischioso piano per prendersi
gioco di sbirri e criminali, mettendo gli uni contro gli altri...
Non vi diremo
come va a finire, ma chiunque abbia dimestichezza con i lavori di Elmore Leonard - dal cui
romanzo "Rum punch" la vicenda è ispirata - non avrà difficoltà ad
immaginarlo: nel disastrato universo di personaggi criminaloidi simpatici & antipatici
prediletto dallo scrittore di "Get shorty", quasi sempre ai primi viene lasciata
una chance per riscattare esistenze non meritevoli d'un destino totalmente ingrato, di un
finale di partita all'insegna della sconfitta.
Pregio indubbio di Tarantino è di aver dato vita, in questo suo terzo ed attesissimo
lungometraggio, ad una trasposizione cinematografica aasai fedele allo spirito della
pagina scritta ed al " metodo " leonardiano: dialoghi lunghi e minuziosi,
estrema attenzione alla psicologia dei personaggi, meticoloso studio dei caratteri uniti
all'accuratezza della "mise en scene" e della direzione attoriale.
Ne è scaturita
un'opera composta e lineare, sin dalla partenza (un lungo, morbido piano sequenza dedicato
a Pam Grier, protagonista del film ed icona della blackpoitation anni '70 ) omaggiante un
certo tipo di cinema ed uno stile: la violenza, stavolta, resta lontana o sullo sfondo,
magari evocata attraverso le immagini trasmesse da un televisore (l'Helmut Berger feroce
ed iperbolico de "La belva col mitra", cult del poliziottesco nostrano firmato
nel'77 da Sergio Grieco) o appena accennata (l'eliminazione repentina di Gara/De Niro,
unica concessione agli stilemi pulp). Purtroppo, lo scotto da pagare assume la sfibrante
concretezza della noia: per almeno un'ora e mezza il plot intriga poco, i personaggi
suscitano scarso interesse, la storia si trascina stancamente; e l'adrenalina, quando
arriva, serve a risollevare solo parzialmente le sorti d'una pellicola non memorabile,
forse di transizione nel percorso dell'autore verso una maggiore chiarezza d'intenti.