INTERVISTA A CARLO VERDONE
Chi è Armando Feroci?
"E' una persona inaffidabile, lunatica, patetica, dalla scarsa personalità. Diciamo
un anarchico a modo suo, un concentrato dei difetti degli italiani. Uno dei tantissimi che
ho incontrato da Milano a Roma e la realtà supera spesso la fantasia. Al primo sole di
marzo c'è sempre uno piazzato sulla spiaggia con uno specchio tra le mani per
abbronzarsi. Io mi chiedo: ma questo non lavora? S'è preso un giorno di ferie per venire
qui? Ecco, questo è un Armando Feroci".
Eppure le sta simpatico?
"Ma certo. Se nella vita di oggi Armando dovesse scomparire, sparirebbe anche
l'ironia. Da una parte questi personaggi li contestiamo da una parte li amiamo. Sono una
specie di giullari di corte, anche se vanno presi con le pinze, ma stiamo attenti a non
farne un modello di vita. Ripeto, la realtà supera la fantasia, prendete per esempio la
battuta che Armando dice mentre mostra l'appartamento: "la modernità di Dante...
Aveva capito tutto di questa città", l'ho presa dalla realtà, captata in un
ristorante. Tra cellulari che squillano in continuazione e discorsi ameni, all'improvviso
sento questa frase dal tavolo vicino. E' come fotografare un momento, sempre con
l'intenzione di far divertire".
Non trova che il film ha una struttura discontinua?
"E' stato girato volutamente un po' "sgrammaticato", per farlo aderire più
al personaggio".
La storia d'amore tra Armando e la cognata Martina è solo
un episodio del film...
"Proprio perché non aveva senso incentrare tutto sulla loro stramba relazione.
Armando Feroci è uno che si ferma, prende coscienza di sé e si spara. Allora deve
continuare a correre e ad autogasarsi. E' capace di tutto, visto i tempi che corrono,
anche di fondare un partito alla fine del film. Dicono che in quella sequenza somiglia a
Berlusconi. E' vero, ma non è voluto".
Con "Gallo Cedrone" torna alle caratterizzazioni
del passato?
"Niente affatto o forse c'è qualcosa, ma niente di studiato a tavolino. Il mio
desiderio è solo quello di riuscire, con la massima sincerità, a fermare su una
pellicola alcuni ritagli di realtà. Vado avanti da 20 anni e mi sembra un miracolo stare
ancora in piedi, forse perché non sono mai stato un furbacchione e la gente l'ha
capito".
Non le sembra di aver esagerato nel film con la pena di
morte?
"Forse, un po' di esagerazione, ma il personaggio è un caso limite. Comunque tengo a
pensare che sono favorevole alla cancellazione della pena di morte".
Ha mai pensato di fare un film sugli anni '50 o '60?
"No. Preferisco raccontare l'attuale, perché lo vivo, lo conosco e lo trovo più
attraente".
Interpreterebbe un film fatto da altri?
"Se mi propongono una bella sceneggiatura, si. Mi vengono in mente Tornatore e
Virzì. O magari un giovane esordiente, perché no?".
E' un ruolo drammatico?
"Non ci crederete ma da sempre il mio sogno è quello di interpretare Jago. Ho visto
l'Otello di Welles sessanta volte. Magari potrei fare tutte e due le parti".
Un giudizio su Regina Orioli?
"E' autentica, una ragazza di oggi, ha una sensibilità enorme ed è ironica. Ancora
è libera dalle sovrastrutture dell'attrice navigata".
Progetti futuri?
"Mi piacerebbe lavorare con un bel gruppo di attori. Un lavoro corale, tipo Compagni
di scuola. Ma adesso mi riposo, stravaccato a letto, come Armando."
A cura di Memmo Giovannini
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