GRAZIE,
SIGNORA THATCHER
(BRASSED OFF) CAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Mark Herman
Soggetto e sceneggiatura: Mark Herman
Fotografia: Andy Collins
Scenografia: Don Taylor
Costumi: Amy Roberts
Montaggio: Michael Ellis
Musiche: Trevor Jones
Prodotto da: Steve Abbott, Olivia Stewart
(Gran Bretagna, 1996)
Durata: 107'
Distribuzione cinematografica: BIM
Distribuzione home video: MEDUSA
PERSONAGGI E INTERPRETI
Danny: Pete Postlethwaite
Gloria: Tara Fitzgerald
Andy: Ewan McGregor
Phil: Stephen Tompkinson
Harry: Jim Carter
1992,
siamo a Grimley, una piccola comunità dell'Inghilterra carbonifera raccolta attorno
all'omonima miniera. L'argomento del giorno è la chiusura della miniera decisa dai
vertici del governo, con il conseguente licenziamento di tutta la forza lavorativa dello
Yorkshire. Tra i membri della banda musicale composta dai minatori, comprensibilmente, i
pensieri corrono ad altro piuttosto che alla musica, ma l'inserimento di una giovane e
piacente ex concittadina sembra determinare, oltre ai prevedibili consensi maschili, una
ventata di aria fresca e uno sprone a lottare con rinnovata forza. Solo per Danny, il
veterano capobanda dai polmoni ormai pieni di carbone, le cose continuano ad andare
diversamente e la musica, a dire la verità un po' inspiegabilmente, pare essere l'unica
ragione di vita.
"Grazie, Signora Thatcher" è un film proletario inglese, un po' Ken Loach e un
po' Mike Leigh, con meno stile e forza causa una messa in scena spesso prevedibile e
qualche "buco" di sceneggiatura. Salva il film una sincerità, di accorate
motivazioni politiche, gridata con l'intensità della musica e senza enfasi, grazie anche
al buffo contrasto tra i tosti minatori e le soavi melodie. Attori tutti senza pecche, che
sarebbe bene da noi si invidiassero, e qualche momento più riuscito e commovente, su
tutti il concerto alla Albert Hall, quando Danny pronuncia, rifiutando con sorpresa il
premio vinto dalla banda, le ragioni dei minatori. In definitiva "Brassed Off"
è un melodramma "consensuale" che lo accomuna a tutti quei film che vedono il
pubblico parteggiare sin dall'inizio per una parte politica senza che le loro convinzioni
vengano mai scalfite, rinunciando così ad una vera forma di pathos, tipica e sontuosa
forza del melodramma.