Tempi Moderni

I film del 1998


GEORGE RE DELLA GIUNGLA
(GEORGE OF THE JUNGLE)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Sam Weisman
Soggetto: Dana Olsen, basato sui caratteri creati da Jay Ward
Sceneggiatura: Dana Olsen, Audrey Wells
Fotografia: Thomas Ackerman
Scenografia: Stephen Marsh
Costumi: Lisa Jensen
Montaggio: Stuart Pappé e Roger Bondelli
Musica: Marc Shaiman
Prodotto da: David Hoberman, Jordan Kerner e Jon Avnet
(USA, 1997)
Durata: 92'
Distribuzione cinematografica: BUENA VISTA
Distribuzione home video: BUENA VISTA HOME VIDEO

PERSONAGGI E INTERPRETI

George: Brendan Fraser
Ursula Stanhope: Leslie Mann
Lyle Van de Groot: Thomas Haden Church
Kwame: Richard Round Tree
Max: Greg Cruttwell
Thor: Abraham Benrubi

 

Precipitato nella giungla in tenera età, in seguito ad un incidente aereo, e cresciuto come un figlio dai gorilla, George è destinato a rivivere le avventure di Tarzan in chiave parodistica poiché la sua più grande abilità è quella di lanciarsi di liana in liana fino a sbattere come un ubriaco sugli alberi.
"George re della giungla" è una produzione disneyana volta a sfruttare i moderni effetti CGI secondo l'estetica tipica del cartoon. Il film è il remake di un omonimo cartone televisivo statunitense che ebbe grande successo oltreoceano verso la fine degli anni 60. La trasposizione cinematografica è dunque un po' un'operazione nostalgia, un po' un esperimento cine-elettronico. L'effetto migliore coinvolge un elefante che crede di essere un cane, proprio come accadeva al maialino di "Babe", e si muove come se lo fosse, facendo ovviamente molti danni. Il racconto è a tratti divertente e gradevole e i buoni e imbranati sono anche molto belli (Brendan Fraser e Leslie Mann). A legare il tutto ci pensa una seriosa voce off (ripresa sempre dal cartoon) che sbaglia sempre tempo al fine di produrre ulteriori effetti comici. Con l'ironia e il gusto per il lazzo che lo contraddistingue "George re della giungla" è un film che non delude, pur nei limiti angusti di un'operazione di riverniciatura ben realizzata e in fin dei conti soprattutto nostalgica.

Alfonso Iuliano