GALLO
CEDRONECAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Carlo Verdone
Soggetto e Sceneggiatura: Carlo Verdone, Leo Benvenuti, Piero De Bernardi, Pasquale
Plastino.
Fototgrafia: Danilo Desideri
Scenografia: Maurizio Marchitelli
Montaggio: Antonio Ceciliano
Musica: Fabio Liberatori
Prodotto da: Vittorio e Rita Cecchi Gori
(Italia, 1998)
Durata: 93'
Distribuzione cinematografica: CECCHI GORI GROUP
PERSONAGGI E INTERPRETI
Armando Feroci: Carlo Verdone
Martina: Regina Orioli
Franco Feroci: Paolo Triestino
Egle: Enrica Rosso



Il film racconta,
nell'arco di 17 anni, la vita di Armando Feroci, ricostruita per sommi capi attraverso le
testimonianze della famiglia, degli amici e di tutti quelli che l'hanno conosciuto.
Si scopre man mano la molteplice personalità del protagonista: un uomo senza qualità,
senza riferimenti, in cerca di emozioni, con la voglia di restare giovane e con la paura
di maturare.
Ama rimorchiare in macchina le donne per strada con risultati fallimentari. Ha partecipato
ad un quiz televisivo come esperto di rumori dei motori di macchine. E' stato sposato e
poi divorziato con una donna conosciuta nel periodo in cui faceva l'agente immobiliare. Ha
una figlia che vede di tanto in tanto e che coinvolge ancora bambina, in una riunione di
ammiratori di Elvis Presley dove lui si presenta come un figlio naturale del cantante,
chiedendo la riesumazione della salma per il riconoscimento.
Il periodo più recente della vita di Armando Feroci, viene ricostruito attraverso
un'intervista al fratello, affermato dentista e a sua moglie Martina, una ragazza non
vedente. In questo confronto scontro tra i due fratelli, si inserisce però una forte
corrente di simpatia con Martina, i due decidono di fuggire insieme di nascosto. Si
ritrovano ad attraversare l'Italia in un viaggio che ha come filo conduttore solo i
desideri di Martina e che una volta finiti i soldi la convincerà ad esibirsi in uno
strip-tease, in uno squallido locale di provincia...
Ecco che la storia ci
riporta Armando Feroci ai giorni nostri, prigioniero e condannato a morte da un gruppo di
ribelli islamici nel deserto tunisino.
Il perché non lo racconto, mi sembra giusto non dire, il film vive situazioni grottesche,
trovate, battute e implicazioni malinconiche.
Il percorso di Armando Feroci è perfettamente acconciato nei suoi stereotipi. Elementi
che raggiungono un alto grado di funzionalità, facendo riferimento a modelli
comportamentali che Carlo Verdone (autore e attore) ha così bene individuato. La regia ha
curato molto i particolari, ha messo grande attenzione nella scelta dei corpi-attori, agli
sfondi e agli elementi in campo lungo. Stupenda la fotografia di Danilo Desideri, che è
una vera e propria scrittura, attenta ai nuovi colori dell'Italia anni Ottanta e Novanta:
asfalto, neon, gomma, piastrelle
Interessante e veloce nel ritmo il lavoro di
montaggio di Antonio Ceciliano e così la musica di Fabio Liberatori. Verdone, attraverso
questo personaggio, ha osservato e descritto magistralmente i tabù e le sacralità della
nostra società, reinvestendo non solo nella recitazione, ma anche nella narrazione,
l'inesauribile eredità che ancora la commedia all'italiana ha da offrire.