Tempi Moderni

I film del 1998


FESTEN

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Thomas Vinterberg
Sceneggiatura: Thomas Vinterberg, Mogens Rukov
Scenografia: Anthony Dod Mantle.
Suono: Morten Holm
Montaggio: Valdis Oskarrsdottir
(DANIMARCA, 1998)
Durata: 106'
Distribuzione cinematografica: LUCKY RED

PERSONAGGI E INTERPRETI

Christian: Ulrich Thomsen
Helge: Henning Moritzen
Michael: Thomas Bo Larsen
Helene: Paprika Steen
Pia: Birthe Neumann

"Famiglie, io vi odio!": dell'invettiva gidiana sembra imbevuto questo "Festen", secondo lungometraggio firmato dal ventinovenne regista danese Thomas Vinterberg ed incarnazione filmica degli enunciati di Dogma 95 assieme ad "Idioten" (tra breve sui nostri schermi) di Lars Von Trier, illustre propugnatore del manifesto d'intenti del collettivo.
In sostanza, i cineasti firmatari del documento s'impegnano a tener fede ad una sorta di rigidissimo decalogo che impone la rinuncia ad una serie di espedienti oramai d'uso comune (niente set o costruzioni speciali, no a trucchi ottici e filtri, bandite le luci addizionali) ed obblighi desueti, quali quello di servirsi esclusivamente della camera a mano e di non apporre la propria firma al prodotto finito.
Si può sorridere di detti assiomi, che sembran riportare al cinema diretto delle peraltro respinte nouvelle vague degli anni '60, ma per ora c'è da inchinarsi di fronte ai risultati: infatti "Festen" - nel raccontare la celebrazione in grande stile del sessantesimo compleanno d'un patriarca altoborghese, devastata dalle accuse di pedofilia e di provocato suicidio d'una figlia rivoltegli pubblicamente dal primogenito nel corso della cena - compendia certa tradizione del teatro nordico con la lezione bergmaniana (echi di "Fanny e Alexander" sono assai avvertibili, segnatamente nel rapporto fra la rigidità ed ipocrisia dei rituali collettivi ed il repentino appalesarsi dell'occulto, del rimosso con esiti devastanti) in una partitura che coniuga mirabilmente rigore e livore, intenti dissacratori e sobrietà di mise en scene in virtù pure della superba resa d'un affiatatissimo cast.
Peccato solo che il doppiaggio italiano, pur diligente, penalizzi l'uso eccelso del suono ed alcune prove attoriali: sarebbe forse stato il caso, per l'occasione, di prediligere l'uso dei troppo temuti sottotitoli.

Francesco Troiano