Tempi Moderni

I film del 1998


FEMMINA

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Giuseppe Ferlito
Soggetto e sceneggiatura: Giuseppe Patroni Griffi
Fotografia: Mauro Marchetti
Scenografia: Giuseppe Pirrotta
Costumi: Mariella Dirindelli
Montaggio: Alessandro Cerquetti
Musica: Andrea Guerra
Prodotto da: Rita Cecchi Gori
(ITALIA, 1998)
Durata: 95'
Distribuzione cinematografica: CECCHI GORI GROUP
Distribuzione home video: CECCHI GORI HOME VIDEO

PERSONAGGI E INTERPRETI

Silvia: Monica Guerritore
Sig. Aloisi: Roberto Farnesi
Alberto: Alberto Di Stasio
Patrizia: Simona Caramelli

Nel corso degli anni Settanta, il sistema dei generi che per decenni aveva costituito la struttura portante della cinematografia nostrana conobbe un ultimo periodo di splendore prima della propria definitiva estinzione: in rapidissima successione, vide il principiare e lo sfiorire di diversi filoni capaci di produrre un numero di pellicole più o meno elevato in un lasso di tempo relativamente breve.
Quello del soft-core, assieme al thriller di scuola argentiana, può dirsi certamente il più prolifico: nato sulla scorta dell'allargamento delle maglie censorie dovuto alla comparsa di apripista come "Decameron" (1971) di Pier Paolo Pasolini od "Ultimo tango a parigi" (1972) di Bernardo Bertolucci, figliò decine di titoli svarianti dalla commedia al dramma, perlopiù imitativi di grandi successi dell'epoca.
L'arrivo del circuito a luce rossa, assieme alla scomparsa delle seconde visioni, ne segnò il definitivo declino (il fenomeno Brass meriterebbe un discorso a parte) all'inizio degli '80: con sporadiche eccezioni, perlopiù nate sotto il segno di qualche presunto autore (come, in tempi recenti, "Il Macellaio" di Aurelio Grimaldi), dagli esiti inevitabilmente risibili.
Non sfugge alla regola questo "Femmina", sceneggiato svogliatamente da Giuseppe Patroni Griffi e filmato senza estro dall'esordiente Giuseppe Ferlito: musa ispiratrice dell'operazione Monica Guerritore, non nuova ad esperienze del genere (tra l'85 e l'86, "Scandalosa Gilda" e "Sensi", diretti da Gabriele Lavia; "Fotografando Patrizia", a firma di Salvatore Samperi ), sempre inadeguata alla bisogna.
Nella fattispecie, codesta vicenda di amour fou occhieggiante a recenti fatti di cronaca (il caso della Guerinoni, per capirci) manca totalmente della carica di torrida sessualità che dovrebbe invece risultar ad essa intrinseca: rispetto ad archetipi come "La seduzione" (1973) di Fernando Di Leo, "Labbra di lurido blu" (1975) di Giulio Petroni, "Scandalo" (1976) di Salvatore Samperi si rimpiange l'alto artigianato dei registi e le straordinarie capacità interpretative di un'attrice come Lisa Gastoni, davvero capace di far sentire la concretezza della carne e la fisicità del corpo in vicende comunque meno pretestuose ed arzigogolate di quelle proposteci oggidì.

Francesco Troiano