L'ETERNITA'
E UN GIORNO
(MIA EONIOTITA KE MIA MERA)CAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Theo Angelopouolos
Sceneggiatura: Tonino Guerra, Theo Angelopoulos
Fotografia: Yorgos Arvanitis, Andreas Sinanos
Prodotto da: Greek Film Center, Paradis Intermedias, Classic, Luce, Rai
(FRANCIA, GRECIA, ITALIA, 1998)
Durata: 134'
Distribuzione cinematografica: ISTITUTO LUCE
PERSONAGGI E INTERPRETI
Alessanfro: Bruno Ganz
Anna: Isabelle Renauld



"Il tempo è un bambino che gioca ai cinque sassi sulla riva del mare".
Questa metafora poetica apre il nuovo film di Theo Angelopoulos. Alessandro, mentre si
prepara a lasciare definitivamente la casa sul mare dove ha sempre vissuto, ritrova una
lettera di sua moglie Anna. La donna gli parla di un giorno d'estate di trent'anni prima.
Questo dà inizio ad uno strano viaggio, dove il passato ed il presente di Alessandro
dolcemente si fondono. Il cineasta greco torna a farci riflettere sui grandi temi
dell'esistenza con la sua ultima opera, scritta con Tonino Guerra e vincitrice della Palma
d'oro '98 al Festival di Cannes. Terzo film di una trilogia, di cui fanno parte "Il
Passo Sospeso della Cicogna" (1991) e "Lo Sguardo di Ulisse" (1995). Se
quest'ultimo era un film sul "confine", inteso come limite dello sguardo
artistico che ha perduto l'innocenza originaria, "L'Eternità e un Giorno" è,
invece, un film sul confine tra la vita e la morte, il silenzio e la parola, intesi come
capacità di comunicare, di produrre significato nella propria vita, come nei rapporti con
gli altri.
Il film si apre con una lettera scritta trent'anni prima da Anna, moglie di uno scrittore
inquieto, in cui esprime tutti i suoi dubbi e le sue paure, tra cui quella di non sentirsi
amata da un uomo sempre assente, immerso nel mondo chiuso della creazione artistica, alla
continua ricerca di parole, emozioni e sentimenti, che erano lì a portata di mano, ma che
non sapeva o non poteva vedere. Dissidio arte-vita dunque, ma anche sentimento del tempo,
inteso come perdita, oblio e insieme come recupero memoriale, che solo l'artista può
realizzare, strappando parole, ricordi, emozioni all'effimero e al transitorio.
Contemporaneamente vediamo un altro protagonista, un poeta greco che, alla fine
dell'Ottocento, tornato in patria, compra le parole dalla povera gente, per salvare dalla
dimenticanza la sua madre lingua. La perdita dell'identità culturale e linguistica (a cui
siamo sempre più soggetti in Europa), accresce la solitudine dell'artista. Ma
"L'eternità e un giorno" è anche un film sul cinema, perché tutto ciò che
investe il tempo, investe il cinema, che non è altro che il racconto del tempo,
attraverso la rottura dei moduli narrativi convenzionali (discontinuità della narrazione,
salti logico-temporali, circolarità narrativa, lunghi piani sequenza, ritmo lento), che
rimettono in discussione il cinema, riformulando così un linguaggio nuovo, incontaminato,
di confine appunto. Pertanto il film è anche una metafora sulla forza della lingua, delle
tradizioni e della cultura come unico baluardo contro i modelli estetici, morali ed etici
indotti dal prorompere della cultura del cinema americano sui nostri schermi; mentre
Angelopoulos, seguendo una sua musica interiore si chiede ancora quanto dura il domani...
Forse un'eternità e forse un giorno...