Tempi Moderni

I film del 1998


COSI' E' LA VITA

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Aldo Giovanni & Giacomo e Massimo Venier
Sceneggiatura: Aldo Giovanni & Giacomo, Massimo Venier, Gino & Michele, Giorgio Gherarducci, Graziano Ferrari
Fotografia: Giovanni Fiore Coltellacci
Scenografia: Eleonora Ponzoni
Costumi: Elisabetta Gabbioneta
Musica: Negrita
Montaggio: Marco Spoletini
Prodotto da: Paolo Guerra per Medusa
(ITALIA, 1998)
Durata: 100'
Distribuzione Cinematografica: MEDUSA

PERSONAGGI E INTERPRETI

Aldo: Aldo Baglio
Giovanni: Giovanni Storti
Giacomo: Giacomo Poretti
Clara: Marina Massironi
Catanìa: Antonio Catania
Cognato di Giacomo: Francesco Pannofino

ciak3.gif (1850 bytes)ciak3.gif (1850 bytes)

1.jpg (13329 bytes)Questa storia vera in cui "per rispetto ai protagonisti sono stati scelti nomi fittizi", è la storia di una grande fuga attraverso l'Italia a bordo di una macchina della polizia. Il veicolo sfreccia a grande velocità prima condotto da Giacomo, un poliziotto ingenuo dalle velleità poetiche e filosofiche, poi da Aldo, un detenuto che lo tiene in ostaggio, imbranato e sognatore. Presto anche il malcapitato Giovanni, un giocattolaio abituato alla vita comoda e agiata, rimane coinvolto nel rapimento ed ha inizio una serie di disavventure a catena grottesche e surreali. Un parto inaspettato, una sosta in un cimitero con la telecronaca della partita dell'Italia ai mondiali, incontri romantici. La promiscuità forzata, come spesso accade, ha risvolti positivi, perché la paura iniziale cede gradualmente il posto al dialogo, alla solidarietà, all'amicizia. Ben presto la fuga del detenuto finisce per divenire il punto di vista con cui guardare la realtà che i protagonisti vivevano e che credevano di amare. L'essere creduti morti, alla maniera di Mattia Pascal, fa loro vedere la verità sul mondo che li circonda, in cui l'ipocrisia e il tradimento sono parole comuni. 2.jpg (10178 bytes)Fino alla risoluzione finale con un, anzi una "dea ex machina" bionda e attraente che stravolge il senso della storia concludendola positivamente. Citazioni colte quelle dei tre registi che lavorano a più mani anche questa volta. Il film è preceduto da un prologo ambientato nel penitenziario di Rockwell, in Arizona nel 1964, nelle cui sequenze si affacciano, con studiato dosaggio, tanto "Papillon" che "L'uomo di Alcatraz". Lo stesso vale per l'intera storia che, pur essendo semplicissima nella sua struttura di partenza, si arricchisce di elementi e risvolti parallelamente alla traversata on the road della penisola. E c'è il cinismo grottesco di "Pulp Fiction", anche se il sangue versato è in realtà il ketchup di un sacchetto di hamburger. Ma non sono omaggi resi per pura devozione. La comicità è tutta dei tre protagonisti e scaturisce dall'accostamento dialettale fra il milanese compito e il siciliano sgangherato, dalla faccia mobile di Aldo, dalla follia surreale con cui ogni aspetto della realtà viene interpretato. Un film tutto in movimento, scanzonato e divertente con ritmi serrati come quelli che i Negrita hanno scelto per la colonna sonora.

Elisabetta Marino