Tempi Moderni

I film del 1998


CONVERSAZIONI PRIVATE
(ENSKILDA SAMTAL)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Liv Ullmann
Sceneggiatura: Ingmar Bergman
Fotografia: Sven Nykvist
Scenografia: Mette Moller
Costumi: Inger Pehrsson
Montaggio: Michal Leszczylowski
Prodotto da: SVT DRAMA
(SVEZIA, 1997)
Durata: 127'
Distribuzione cinematografica: MIKADO

INTERPRETI

Pernilla August, Max Von Sydom,
Samuel Frolin, Thomas Hanzon

 

Nel regno della comunicazione e del non detto, degli scandagli interiori e dell'autoanalisi, si insinua questa volta, a fatica, ma con ritmo inarrestabile, un bisogno di intesa assoluto. Anna, Jacob, Heinrich e Thomas parlano incessantemente, parlano e si confessano, parlano e si comprendono. Anna ha una relazione con Thomas da più di un anno. E' una passione divorante e segreta che dilania il suo animo con i sensi di colpa e falsa il suo essere moglie (di Heinrich) e madre (di tre figli). La sua prima conversazione privata avviene con lo zio Jacob, un sacerdote, che ingoia in silenzio ogni sua parola ed intima alla nipote una rottura drastica ed un reinserimento doloroso nella rigida condotta morale degli anni Venti. La seconda conversazione avviene in una casa al mare, tra il rumore delle onde che accarezzano la banchina ed il bianco accecante di un arredamento che contrasta con il grigio delle anime messe a nudo. Anna confessa ad Heinrich la sua colpa e viene verbalmente punita ed umiliata per le sue debolezze, per aver permesso ad un'inaspettata passione di turbare la sua normalità. Ma anche Thomas ed Anna avevano parlato per arginare il vortice che li stava inghiottendo o solo per vivere il nuovo con incoscienza ed inquietudine. Passano dieci anni ed Anna è ancora di fronte allo sguardo implacabile dello zio Jacob, è ancora insieme ad Heinrich, è ancora vittima della sua esistenza non vissuta e di ricordi indelebili. Ce n'è uno che affiora nella sua memoria in particolare : lei, giovinetta, animata dai primi, violenti impulsi della vita, accanto allo zio sacerdote, l'immagine della riflessione e della rinuncia. Il fascio di luce che squarcia l'impenetrabilità bergmaniana è tutto della regista che fa parlare i suoi personaggi con gli occhi, con le mani, con i respiri interrotti. C'è un grande dolore, ma c'è un'enorme forza morale pronta ad affrontarlo. Ci sono anime educate alla scuola del sacrificio e della rimozione, che si accostano alla trasgressione in silenzio, ma sempre a testa alta. Ci sono atmosfere chiare ed intense, una bellissima fotografia che trasforma i singoli fotogrammi in quadri cromaticamente armonizzati. C'è il silenzio misurato di Max Von Sydom che tradisce dietro la maschera degli insegnamenti etici una profonda umanità. E c'è lo sguardo di Bergman, ovunque, ma attenuato da una luce insolita, femminile.

Elisabetta Marino