Tempi Moderni

I film del 1998


THE CONFESSION

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: David Hugh Jones
Sceneggiatura: David Black
Fotografia: Mike Fash
Montaggio: Ray Hubley
Musica: Michael Danna
Prodotto da: Alec Baldwin, Gregory J. Pace, Elie Samaha
(USA, 1998)
Durata: 106'
Distribuzione cinematografica: BIM

PERSONAGGI E INTERPRETI

Roy Bleakie: Alec Baldwin
Harry Fertig: Ben Kingsley
Sara Fertig: Amy Irving
Jack Renoble: Jay O. Sanders

Disperato per la morte del figlioletto, sopravvenuta a causa della negligenza di tre sanitari, Harry Fertig, ebreo praticante ossessionato dalla giustizia, decide di vendicarsi assassinando i responsabili del decesso. Si costituisce dichiarandosi reo del triplice omicidio, ma il suo capo (potente boss di una grossa società che opera in stretta collaborazione con l'amministrazione di New York) cerca di farlo scagionare valendosi di uno dei migliori principi del foro della città, nonché, naturalmente, uomo senza troppi scrupoli che aspira alla poltrona di Procuratore generale. Per poi valersi della carica Roy Bleakie dovrà dimostrare al tribunale che il suo assistito non era nel pieno delle sue facoltà mentali al momento del tragico fatto, e avrà contro prima di tutto lo stesso Fertig che ha deciso di accettare il suo destino e si dichiara ostinatamente responsabile di quello che ha compiuto davanti prima di tutto a Dio e poi agli uomini. Ma in seguito colpito dalla folle integrità del suo assistito, l'ambizioso avvocato finirà per portare alla luce ben altri affari sporchi e ben altre responsabilità.
Thriller giudiziario sul confronto tra la legge umana e quella divina, "The Confession" è un film non riuscito, inspiegabilmente lacunoso e sfilacciato nella sceneggiatura come nella composizione dei personaggi. Soprattutto l'avvocato Alec Baldwin si muove sul set impacciato oltre che ingrassato e animato da non si sa mai bene quali motivazioni, al punto che, quando si assiste alla sua presa di coscienza, questa ci arriva smorzata, quasi del tutto priva della tensione morale che forse gli autori si auspicavano. Per altro il film sembra seguire due fili che rimangono tra loro effettivamente scollegati (il gesto estremo di Fertig non ha niente a che fare con gli affari sporchi dei "cattivi" come a un certo punto si sarebbe portati a credere), recando fino alla fine la sensazione che qualcosa a livello di trama sia rimasto irrisolto.

Alfonso Iuliano