Tempi Moderni

I film del 1998


I COLORI DELLA VITTORIA
(PRIMARY COLORS)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Mike Nichols
Sceneggiatura: Elaine May, tratto dal romanzo di: Anonimo
Fotografia: Michael Ballhaus
Scenografia: Bo Welch
Costumi: Ann Roth
Montaggio: Arthur Schmidt
Musica: Ry Cooder
Prodotto da: Mike Nichols
(USA, 1998)
Durata: 135'
Distribuzione cinematografica: CECCHI GORI GROUP

PERSONAGGI E INTERPRETI

Jack Stanton: John Travolta
Susan Stanton: Emma Thompson
Richard Jemmons: Billy Bob Thornton
Libby Holden: Kathy Bates
Henry Burton: Adrian Lester
Daisy: Maura Tierney
Fred Picker: Larry Hagman

1.jpg (13731 bytes)"I colori della vittoria" è un film politico che non graffia più di tanto rispetto alle attese e al filone politico passato anche perché colpisce una politica di indirizzo progressista sicuramente meno "sporca" rispetto a quella di tanti gates passati e ancora oscuri. La retorica diventa più che mai un'arte difficile e sofisticatissima, costretta com'è a misurarsi su sottili confini di moralità, e sposata, con la benedizione di tutti i media, a una sete di potere che, forse per la prima volta, sembra deviata dall'esercizio del sesso, esplicitato nei fin troppo noti modi "clintoniani". Il Governatore Stanton di un'imprecisato stato del Sud è una fotocopia di Clinton, come è altrettanto chiaro che sua moglie Susan deve per forza somigliare alla First Lady. Anche se, naturalmente, John Travolta e Emma Thompson sono più simpatici. Anzi, il divo de "La febbre del sabato sera", con questo apologo di Nichols sembra aver trovato un altro ruolo chiave della sua seconda carriera, col suo sorriso guascone che ben nasconde un idealismo di gioventù dimenticata e che si adatta benissimo alla ribalderia morbida e softcore del Presidente. 2.jpg (15847 bytes)La campagna elettorale di Stanton la vediamo filtrata attraverso gli occhi di Henry Burton, un giovane nero e sinceramente idealista impegnato a veder concretizzare la sua passione politica in qualcosa che non si riduca solo a bei discorsi del tipo "noi incorruttibili in questo mondo potevamo solo perdere". Il suo è un percorso classico, quasi da romanzo di formazione, tra ansie, dubbi e molta voglia di fare, che si scontra, qui in modo un po' prevedibile, con il debito da pagare alla propria coscienza morale, diventato più alto di quello messo in conto. La commedia di Nichols funziona alla grande per tutti gli aspetti di scrittura (di Elaine May, ex compagna di Nichols, tratta dal romanzo di un giornalista anonimo del Wall Street Journal) e di ritmo, sempre ben calibrata, forse troppo, non rischia solamente quel tanto che poteva assurgerla a Evento non solo cinematografico dell'anno (basti pensare che in un film in cui il sesso, fatto e pensato, sta inevitabilmente al centro, di esplicito non c'è proprio niente). Uscita nelle sale americane in tempi di Sexygate, non ne ha tratto probabilmente vantaggio, pagando come per la morale del film, un altro debito alla politica spettacolo.

Alfonso Iuliano