Tempi Moderni

I film del 1998


LA CITTÀ E' DA BUTTARE ?
Da "Night and Day" a "Dark City".

"Ma, avevo appena guardato nello specchio, che dovetti gridare, e il mio cuore era sconvolto: giacché in esso non vidi me stesso, bensì il ghigno deforme di un demonio. Davvero, io comprendo anche troppo il segno e l'ammonimento di quel sogno; la mia dottrina è in pericolo."

NIETZSCHE, Così parlò Zaratustra, II, "Il fanciullo con lo specchio".

2.jpg (7695 bytes)Giorno e Notte è una canzone di Cole Porter degli anni '30. Come ogni canzone di successo è semplice nel ritornello di facile memoria, era popolare anche perché permetteva un numero infinito di variazioni ritmico-melodiche prima di ritornare al ritornello che era quasi simile a quello di partenza ma più spesso, più ricco. Una canzone d'epoca swing era anche una metafora della città-metropoli funzionante, fluida coralità, ritorni obbligati, conflittualità indiretta e falsa, scaricata, pochi choc riassorbibili, nessun duello.
Ma gli anni '90 hanno cambiato completamente l'orizzonte metropolitano. La metropoli è senza esteriorità e senza interiorità. Non si entra nella città. Non ha più porte. La città non si sa dove finisce e dove comincia. Al suono dei media sono costruite le polis attuali. 100 milioni di americani stanno nei 1000 Km di un'unica città, una megalopoli che va da Baltimora a Los Angeles. E dentro questo spazio ci sono città di soli vecchi, città-fiaba, città-pubblicità come Las Vegas. Solo l'immaginario ci permette di pensare quest'agglomerato. Ci sono più città nascoste nella città. Pratiche sociali immaginarie possono completare la città. Le città giocano sul tempo.
Come costruiamo simbolicamente la città? Come pensiamo la città, come la vogliamo completare? la metropoli è il luogo giusto per pensare oltre, non l'altro. Niente città futura, utopica. Block nel saggio Rococò del destino, parla di prodromo e di effimero. Cos'è il prodromo? E' il segno precursore, il movimento che ci porta all'oltre che dobbiamo pensare. Ma, aggiunge Block, sta nella serie (torniamo alla canzone di Cole Porter). Trovare i segni infimi e effimeri nella serie ci permette di uscire dalla serie. Ecco l'importanza dei residui, della spazzatura, dell'oltre. Dobbiamo pensare al conflitto sociale come a qualcosa di diverso da prima. Non è più lotta tra strati determinati. E' il conflitto a definire i soggetti che vi sono impiegati.
La città non è più statica. Abbiamo prima luoghi di movimento e di conflitto e dopo la definizione dei soggetti impiegati (che spariscono però dopo la lotta). La notte è un luogo fantasmatico impercettibile senza un segno che illumini. E' il luogo mobile di conflitti evanescenti di soggetti effimeri, mutanti, nomadi. La città per loro diventa immediatamente una giungla, un fronte. Sono mutanti integrali, trapassano, sono in movimento, hanno un senso, stanno attenti. Nella notte regna lo spirito di frontiera. Si sa che la frontiera non è un limite, ma un fascio di fibre, un feltro, un luogo che invita al trapasso. 4.jpg (8386 bytes)Ristabilisce i due spazi della lotta che la città europea dei romanzi di Balzac e la città americana degli anni trenta aveva "eliminato" cioè fatto giocare a suo uso e consumo.
Il muro non è importante per la metropoli notturna, che fatta di ombre e luce, il luogo di preda e di razzia è senza luce. Nella città c'è la frontiera ci sono i conflitti.
Nella notte oltre alla violenza c'è maggior contatto. Succede un incidente, la gente esce dalle case, nel rischio c'è maggior divertimento, di giorno non si riconosce il proprio vicino.
C'è il giorno che sta cominciando ad avere più infiltrazioni notturne di quanto non si creda. Si oscurano le relazioni diurne. Nella notte c'è evento, immaginario, spirito costruttivo e profetico. In "Dark City" vediamo come la notte è stata ben visualizzata.
La notte è irrazionale. Dove c'è vita è notte, il giorno è nevrosi. La scena della metropoli è il conflitto urbano. Ma il teatro è cambiato, non c'è più un guardante, nessun destinatario nessun rituale, nessuna scenografia la battaglia è per nessuno, è senza senso. E' una scena senza centro quella della metropoli notturna-diurna. Si dice di New York che è una mela bacata, la grande mela. Ogni verme gira senza scontrarsi mai con l'altro. Ognuno degli eventi ha il suo orologio.
Forse c'è più notte nel giorno che nella notte. I parchi sono una goccia di notte dentro la metropoli di giorno, la città è ribattezzata nelle vie coi nomi dei propri morti.
Si torna e non si trova la stessa casa. Il giorno è già labirintico. Ma è banale, forse perché il labirinto non è uno spazio ma un movimento di automi in uno spazio cieco. Nello stesso funzionamento della città nella stessa massa c'è il labirinto. Tra le regole dello spazio metropolitano, tra le sue proprietà normali c'è la turbolenza, che non è un fenomeno né di ordine né di disordine, è la proprietà normale di un processo.

Memmo Giovannini