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LA CITTÀ E' DA
BUTTARE ?
Da "Night and Day" a "Dark City".
"Ma, avevo appena guardato nello specchio, che dovetti gridare, e il
mio cuore era sconvolto: giacché in esso non vidi me stesso, bensì il ghigno deforme di
un demonio. Davvero, io comprendo anche troppo il segno e l'ammonimento di quel sogno; la
mia dottrina è in pericolo."
NIETZSCHE, Così parlò Zaratustra, II, "Il fanciullo con lo specchio".
Giorno e Notte è una
canzone di Cole Porter degli anni '30. Come ogni canzone di successo è semplice nel
ritornello di facile memoria, era popolare anche perché permetteva un numero infinito di
variazioni ritmico-melodiche prima di ritornare al ritornello che era quasi simile a
quello di partenza ma più spesso, più ricco. Una canzone d'epoca swing era anche una
metafora della città-metropoli funzionante, fluida coralità, ritorni obbligati,
conflittualità indiretta e falsa, scaricata, pochi choc riassorbibili, nessun duello.
Ma gli anni '90 hanno cambiato completamente l'orizzonte metropolitano. La metropoli è
senza esteriorità e senza interiorità. Non si entra nella città. Non ha più porte. La
città non si sa dove finisce e dove comincia. Al suono dei media sono costruite le polis
attuali. 100 milioni di americani stanno nei 1000 Km di un'unica città, una megalopoli
che va da Baltimora a Los Angeles. E dentro questo spazio ci sono città di soli vecchi,
città-fiaba, città-pubblicità come Las Vegas. Solo l'immaginario ci permette di pensare
quest'agglomerato. Ci sono più città nascoste nella città. Pratiche sociali immaginarie
possono completare la città. Le città giocano sul tempo.
Come costruiamo simbolicamente la città? Come pensiamo la città, come la vogliamo
completare? la metropoli è il luogo giusto per pensare oltre, non l'altro. Niente città
futura, utopica. Block nel saggio Rococò del destino, parla di prodromo e di effimero.
Cos'è il prodromo? E' il segno precursore, il movimento che ci porta all'oltre che
dobbiamo pensare. Ma, aggiunge Block, sta nella serie (torniamo alla canzone di Cole
Porter). Trovare i segni infimi e effimeri nella serie ci permette di uscire dalla serie.
Ecco l'importanza dei residui, della spazzatura, dell'oltre. Dobbiamo pensare al conflitto
sociale come a qualcosa di diverso da prima. Non è più lotta tra strati determinati. E'
il conflitto a definire i soggetti che vi sono impiegati.
La città non è più statica. Abbiamo prima luoghi di movimento e di conflitto e dopo la
definizione dei soggetti impiegati (che spariscono però dopo la lotta). La notte è un
luogo fantasmatico impercettibile senza un segno che illumini. E' il luogo mobile di
conflitti evanescenti di soggetti effimeri, mutanti, nomadi. La città per loro diventa
immediatamente una giungla, un fronte. Sono mutanti integrali, trapassano, sono in
movimento, hanno un senso, stanno attenti. Nella notte regna lo spirito di frontiera. Si
sa che la frontiera non è un limite, ma un fascio di fibre, un feltro, un luogo che
invita al trapasso. Ristabilisce
i due spazi della lotta che la città europea dei romanzi di Balzac e la città americana
degli anni trenta aveva "eliminato" cioè fatto giocare a suo uso e consumo.
Il muro non è importante per la metropoli notturna, che fatta di ombre e luce, il luogo
di preda e di razzia è senza luce. Nella città c'è la frontiera ci sono i conflitti.
Nella notte oltre alla violenza c'è maggior contatto. Succede un incidente, la gente esce
dalle case, nel rischio c'è maggior divertimento, di giorno non si riconosce il proprio
vicino.
C'è il giorno che sta cominciando ad avere più infiltrazioni notturne di quanto non si
creda. Si oscurano le relazioni diurne. Nella notte c'è evento, immaginario, spirito
costruttivo e profetico. In "Dark City" vediamo come la notte è stata ben
visualizzata.
La notte è irrazionale. Dove c'è vita è notte, il giorno è nevrosi. La scena della
metropoli è il conflitto urbano. Ma il teatro è cambiato, non c'è più un guardante,
nessun destinatario nessun rituale, nessuna scenografia la battaglia è per nessuno, è
senza senso. E' una scena senza centro quella della metropoli notturna-diurna. Si dice di
New York che è una mela bacata, la grande mela. Ogni verme gira senza scontrarsi mai con
l'altro. Ognuno degli eventi ha il suo orologio.
Forse c'è più notte nel giorno che nella notte. I parchi sono una goccia di notte dentro
la metropoli di giorno, la città è ribattezzata nelle vie coi nomi dei propri morti.
Si torna e non si trova la stessa casa. Il giorno è già labirintico. Ma è banale, forse
perché il labirinto non è uno spazio ma un movimento di automi in uno spazio cieco.
Nello stesso funzionamento della città nella stessa massa c'è il labirinto. Tra le
regole dello spazio metropolitano, tra le sue proprietà normali c'è la turbolenza, che
non è un fenomeno né di ordine né di disordine, è la proprietà normale di un
processo.
Memmo Giovannini |