CHARACTER
- BASTARDO ECCELLENTE
(CHARACTER)CAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Mike Van Diem
Sceneggiatura: Mike Van Diem, Laurens Geels, Ruud Van Megen, sulla scorta dell'omonimo
romanzo di Ferdinand Bordewijk
Fotografia: Roger Stoffers
(PAESI BASSI, 1997)
Durata: 124'
Distribuzione cinematografica: FILMAURO
PERSONAGGI E INTERPRETI
Jacob Willem Katadreuffe: Fedja Van Huet
Dreverhaven: Jan Decleir
Tamar Van den Dop
Betty Schuurman



Presentato alla Semaine de la Critique di Cannes 1997 ( dove venne premiato con
"Le Prix du Public" e "Le grand rail d'or"), vincitore in Olanda di
due Golden Calf (il massimo riconoscimento cinematografico di quel paese),
"Character" ha ottenuto l'Oscar 1998 per il miglior film straniero sbaragliando
una pattuglia di agguerriti concorrenti, composta da titoli come "Il ladro" e
"4 giorni a settembre".
Diretto con mano sicura dal quarantenne Mike Van Diem - un passato fatto di regie teatrali
e tanta televisione oltreché un celebrato documentario, Alaska , risalente al 1991 - il
film narra le vicende di Jacob Willem Katadreuffe, figlio illegittimo di un famigerato
ufficiale giudiziario e della di lui domestica.
Allevato dalla madre secondo rigidi principi, cultore d'una istruzione da autodidatta
formata sui tomi dell'Enciclopedia Britannica (peraltro in una edizione non completa),
vessillifero del doverismo e maniaco dell'esercitazione linguistica (conosce, ` tra i
pochissimi all'epoca, l'inglese alla perfezione ), il giovane ascende alle vette del
successo come mosso da un oscuro bisogno, da una forsennata predeterminazione: sino allo
scontro conclusivo, feroce e squassante con il genitore che non ha mai avuto.
Elegante e geometrico, cupo e lineare, il film mostra qualità insolite in lugometraggi
diretti da giovani registi: la messa in scena possiede un inusuale rigore, la scelta
dell'argomento risulta in controtendenza rispetto al cinema intimista ed ombelicale oggi
imperante, certe sequenze (come quella del sogno di Dreverhaven, di raggelante nitore)
restano impresse nella memoria.
Inquietante parabola sull'invasività autolesisonista del super-io, essa trova ulteriore
vigore nelle prove recitative d'un cast affiatato come pochi ed eccelso per aderenza ai
rispettivi ruoli.