CENTRAL DO
BRASILCAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Walter Salles
Sceneggiatura: Joao Emanuel Carneiro, Marcos Bernstein
Fotografia: Walter Carvalho
Costumi: Cristina Camargo
Scenografia: Cassio Amarante, Carla Caffé
Musica: Antonio Pinto, Jaques Morelembaum
Montaggio: Isabelle Rathery, Felipe Lacerda
Prodotto da: Artur Cohn
(BRASILE, 1997)
Durata: 115'
Distribuzione cinematografica: MIKADO
PERSONAGGI E INTERPRETI
Dora: Fernanda Montenegro
Josué: Vinicius De Oliveira
Irene: Marilla Pêra
Ana: Sôla Lora
César: Othon Bastos



Dora, ex-insegnante, trascorre le proprie giornate nella stazione di Rio e si guadagna
da vivere scrivendo missive a pagamento per gli analfabeti: assai frequentemente, dopo
averle composte sotto dettatura, le getta via trattenendo il danaro per i francobolli.
Un giorno, le tocca in sorte di assistere alla morte di una donna che si era appena
giovata dei suoi servigi: il figlio di quest'ultima, Josué, rimane solo al mondo, senza
una casa ed un posto in cui andare.
Vinta la riluttanza iniziale, Dora stringe amicizia con lui: resistendo alla tentazione di
sfruttare il ragazzo per trarne un profitto facile, ella s'impegna a riportarlo dal padre,
nel lontano nord-est del Brasile...
Seconda opera di fiction di Walter Salles - già noto per alcuni suoi documentari, tra cui
"Life somewhere else" e "Krajcberg, the poet of the remains",
selezionati in numerosi festival internazionali e spesso premiati - dopo il celebrato
"Terra estrangeira" (1995), "Central do Brasil" ha ottenuto numerosi
riconoscimenti, tra i quali, a Berlino, l'Orso d'Oro per il miglior film e quello
d'Argento per la migliore interpretazione femminile: entrambi meritati, ché la regia
asciutta e vigorosa assieme all'intensa prova recitativa fornita da Fernanda Montenegro
costituiscono sicuramente gli atout del film.
Nel solco della tradizione "neorealista" del cinema brasiliano, debitore più ad
un Pereira dos Santos che ad un Rocha, "Central do Brasil" pare pure memore
della lezione di De Sica e dell'Amelio di "Il ladro di bambini": ma possiede
forza e personalità proprie nel narrare una vicenda esposta al rischio del
sentimentalismo senza nulla concedere alla facile esazione della lacrima, riuscendo anzi a
comporre il ritratto d'un paese mirabilmente descritto attraverso piazze assolate, strade
gremite, gente stremata. Senza retorica, con una asciuttezza di cui il bel finale, veloce
e commosso, dà felicemente conto.