Tempi Moderni

I film del 1998


CENTRAL DO BRASIL

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Walter Salles
Sceneggiatura: Joao Emanuel Carneiro, Marcos Bernstein
Fotografia: Walter Carvalho
Costumi: Cristina Camargo
Scenografia: Cassio Amarante, Carla Caffé
Musica: Antonio Pinto, Jaques Morelembaum
Montaggio: Isabelle Rathery, Felipe Lacerda
Prodotto da: Artur Cohn
(BRASILE, 1997)
Durata: 115'
Distribuzione cinematografica: MIKADO

PERSONAGGI E INTERPRETI

Dora: Fernanda Montenegro
Josué: Vinicius De Oliveira
Irene: Marilla Pêra
Ana: Sôla Lora
César: Othon Bastos

Dora, ex-insegnante, trascorre le proprie giornate nella stazione di Rio e si guadagna da vivere scrivendo missive a pagamento per gli analfabeti: assai frequentemente, dopo averle composte sotto dettatura, le getta via trattenendo il danaro per i francobolli.
Un giorno, le tocca in sorte di assistere alla morte di una donna che si era appena giovata dei suoi servigi: il figlio di quest'ultima, Josué, rimane solo al mondo, senza una casa ed un posto in cui andare.
Vinta la riluttanza iniziale, Dora stringe amicizia con lui: resistendo alla tentazione di sfruttare il ragazzo per trarne un profitto facile, ella s'impegna a riportarlo dal padre, nel lontano nord-est del Brasile...
Seconda opera di fiction di Walter Salles - già noto per alcuni suoi documentari, tra cui "Life somewhere else" e "Krajcberg, the poet of the remains", selezionati in numerosi festival internazionali e spesso premiati - dopo il celebrato "Terra estrangeira" (1995), "Central do Brasil" ha ottenuto numerosi riconoscimenti, tra i quali, a Berlino, l'Orso d'Oro per il miglior film e quello d'Argento per la migliore interpretazione femminile: entrambi meritati, ché la regia asciutta e vigorosa assieme all'intensa prova recitativa fornita da Fernanda Montenegro costituiscono sicuramente gli atout del film.
Nel solco della tradizione "neorealista" del cinema brasiliano, debitore più ad un Pereira dos Santos che ad un Rocha, "Central do Brasil" pare pure memore della lezione di De Sica e dell'Amelio di "Il ladro di bambini": ma possiede forza e personalità proprie nel narrare una vicenda esposta al rischio del sentimentalismo senza nulla concedere alla facile esazione della lacrima, riuscendo anzi a comporre il ritratto d'un paese mirabilmente descritto attraverso piazze assolate, strade gremite, gente stremata. Senza retorica, con una asciuttezza di cui il bel finale, veloce e commosso, dà felicemente conto.

Francesco Troiano