LA CENACAST
TECNICO ARTISTICO
Regia: Ettore Scola
Soggetto e sceneggiatura: Ettore Scola, Furio Scarpelli, Silvia Scola, Giacomo Scarpelli.
Fotografia: Franco Di Giacomo
Scenografia: Luciano Ricceri
Costumi: Odette Nicoletti
Montaggio: Raimondo Crociani
Musica: Armando Trovajoli
(ITALIA, 1998)
Durata: 120'
Distribuzione cinematografica: MEDUSA
PERSONAGGI E INTERPRETI
Flora: Fanny Ardant
Maestro Pezzullo: Vittorio Gassman
Giulio: Giancarlo Giannini
Isabella: Stefania Sandrelli
Duilio: Eros Pagni
Diomede: Riccardo Garrone


Da "Arturo
al Portico", ristorante di medio livello gestito con affabilità e cortesia dalla
fascinosa ed impeccabile moglie del proprietario, si ritrova ai tavoli un campionario di
varia umanità: un anziano maestro, cliente abituale e garbato ancorché lievemente
burbero gentiluomo; un docente di filosofia, desideroso di disfarsi d'una giovane
studentessa lestamente mutatasi da piacevole avventura in pretenzioso rapporto; una
signora di mezz'età sospesa tra lifting e belletto, folgorata da una figliola che ha
scelto di prendere i voti; alcuni commercianti dediti a facezie ed adusi a banalità; due
teatranti in perenne litigio, alle prese con la pagina dostoevskijana; uno sparuto e
timido impiegato che cerca conforto nelle rassicurazioni d'un supposto mesmerista, e molti
altri ancora.
Alla fine della serata, nessuno avrà risolto i propri problemi né mutato opinioni; ma,
forse, per molti di costoro sarà stata l'occasione di conquistare un briciolo di
consapevolezza in più.
Chi scrive è stato
assai severo (e, beninteso, non ne è affatto pentito) con tutto l'ultimo Scola,
segnatamente da "Splendor" (1989) in avanti: è con animo lieto, quindi, che si
accinge a dirsi piacevolmente sorpreso dagli esiti di questo "La cena", film
corale come molti tra i migliori suoi, da "C'eravamo tanto amati" (1974) a
"La famiglia" (1987) passando per il fondamentale "La terrazza"
(1980).
Forte di una solida - pur se non priva di sbavature, di eccessivi indugi, di immotivati
rallentamenti in taluni episodi - sceneggiatura, sostenuto da un montaggio efficace,
diretto con demiurgico piglio da un cineasta capace qui di ritrovar parte dell'antico
magistero, "La cena" tuttavia vive primamente delle prove recitative d'un cast
affiatatissimo e di gran livello: la bonomia mesta e non indulgente d'un Gassman da
antologia, il cambio di passo - dall'affettività imbarazzata all'ira scomposta di chi è
pessimo mallevadore di se medesimo - d'un Giannini genialmente nevrastenico ed ambiguo, la
stupefazione immalinconita della Sandrelli madre sospesa tra intenerimento e malmostosità
rinverdiscono i fasti della commedia all'italiana e suscitano immedicabile rimpianto per
una stagione del cinema nostrano irrimediabilmente dead and gone.