Tempi Moderni

I film del 1998


CELEBRITY

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Woody Allen
Sceneggiatura:Woody Allen
Fotografia: Sven Nykvist
Scenografia: Santo Loquasto
Montaggio: Susan E.Morse
Costumi: Suzy Benzinger
Art Director: Tom Warren
(USA, 1998)
Durata:113'
Ditribuzione cinematografica: CECCHI GORI GROUP

PERSONAGGI E INTERPRETI

David Delile: Hank Azaria
Lee: Kenneth Branagh
Robin: Judy Davis
Darrow: Leoanrdo Di Caprio
Nicole Olivier: Melanie Griffith
Tony: Joe Mantegna
Nola: Winona Ryder

1.jpg (10711 bytes)Al ritmo di una pellicola l'anno, Woody Allen continua a fornire agli spettatori saggi inimitabili di un'arte capace magari soltanto di fornire variazioni su una tastiera tematica ben definita ed ampiamente diteggiata in una oramai lunghissima filmografia: ciò non toglie che il Nostro continui ad incantare, rimescolando le carte con una abilità stregonesca, talvolta con un pizzico di mestiere tuttavia mai stucchevole.
Prendiamo questo "Celebrity":secondo le parole del suo stesso autore, "il film racconta la storia di due persone: per loro tramite gli spettatori vengono a contatto con la celebrità in tutte le sue forme, da quelle a livello nazionale a quelle celebrate nel privato".
In realtà, gli argomenti trattati sono quelli che sembrano divenuti costanti nell'ultimo Allen: la sensazione del fallimento quale mestissimo approdo (sia esso definitivo o provvisorio, si tratti della vecchiezza oppure del raggiungimento della linea d'ombra), la paura della solitudine, il sesso come antidoto provvisorio, l'amore che suscita speranza ed incute timore.
Così, sull'onda struggente di musiche dei bei tempi che furono, si snoda la ronde di personaggi bislacchi ed inteneriti, egocentrici e malinconici, struggenti e fedifraghi, ossimoricamente sinceri e bugiardi: l'innamoramento può esser detto all'improvviso, anche se ci si è trasferiti il giorno prima nella casa di un'altra donna, cui non resterà che gettar via per vendetta l'unica copia di un manoscritto probabilmente divenuto inutile perché la vita vera la vince sempre sulla finzione.
Alla fine, non resterà che ritrovarsi all'anteprima del mediocre Liquidator divorziati o riaccoppiati, imbarazzati od ilari, convalescenti o guariti: il buio della sala sarà pronto ad accogliere tutti, in un nuovo provvisorio equilibrio destinato a durare solamente l'espace d'un matin. O, chissà, neanche quello.

Francesco Troiano

Intervista a Woody Allen di Sandra Bordigoni