Tempi Moderni

I film del 1998


BUFFALO '66

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Vincent Gallo
Sceneggiatura: Vincent Gallo, Alison Bagnall
Fotografia: Lance Acord
Musica: Vincent Gallo
Montaggio: Curtiss Clayton
Prodotto da: Chris Hanley
(USA, 1998)
Durata: 112'
Distribuzione cinematografica: MIKADO
Distribuzione home video: BMG

PERSONAGGI E INTERPRETI

Billy Brown: Vincent Gallo
Layla: Christina Ricci
Janet Brown: Anjelica Huston
Jimmy Brown: Ben Gazzara
Tonto: Kevin Corrigan
Allibratore: Mickey Rourke
Wendy: Rosanna Arquette

Bobby esce dal carcere e deve riaffrontare il problema irrisolto della sua vita: la mancanza di amore da parte dei suoi genitori, il desiderio che le cose cambino e la voglia di dimostrare il proprio valore. Durante gli anni al fresco li ha riempiti di menzogne alle quali ora deve rispondere: la cosa più urgente è trovare una ragazza disposta a essere per un pomeriggio sua moglie. Una ragazza impaurita che rapisce e trascina con sé, assolverà questo compito alla perfezione e proverà a dargli anche quel tipo di amore che gli era sempre stato negato. Ma sulla strada di un destino che sembra cambiare resta ancora un ostacolo: la vendetta verso chi lo fece finire in carcere, il giocatore dei Buffalo che fallì, probabilmente di proposito, la trasformazione decisiva nel Superbowl, facendogli perdere i 10.000 dollari che aveva scommesso.
Fare giustizia e quindi condannarsi, oppure accettare la mano che può portarci verso una vita diversa, forse migliore?
Per il suo primo lungometraggio Vincent Gallo adatta il proprio aspetto nervoso e inquietante a un personaggio che gli somiglia, che ha vissuto un'infanzia assai simile e che ha in più una grande difficoltà ad adattarsi a questa società, a superare i propri conflitti interiori.
Lo stile di regia, nei canoni del cinema indipendente americano, con l'uso studiato di un 35 mm invertibile, che sporca e intristisce ulteriormente il racconto, permette alle immagini del presente e a quelle della memoria un'esattezza talvolta di maniera, che riesce però a trasmettere l'angoscia dei personaggi.
Ma forse proprio alla continua angoscia del racconto non giova l'eccessiva staticità, le lunghe e monotone scene a tavola con i genitori e la tristezza del tutto, cui si contrappongono quasi forzatamente episodici frammenti di speranza, una sorta di contentino al cinefilo gabbato.

Marco Medelin