Tempi Moderni

I film del 1998


GATTO NERO, GATTO BIANCO
(BLACK CAT, WHITE CAT)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Emir Kusturica
Sceneggiatura: Emir Kusturica, Gordan Mihic
Fotografia: Thierry Arbogast, Michel Amathieu
Scenografia: Milenko Jeremic
Montaggio: Svefolik Mica Zajc
Musica: D. Nele Karajilic, Vajislav Aralica, Dejo Sparavalo
Durata: 120'
Distribuzione cinematografica: CECCHI GORI GROUP

PERSONAGGI E INTERPRETI

Matko: Bajram Severdzan
Zare: Florijan Ajdini
Ida: Branka Katic
Dadan: Srdjan Todorovic
Grga Pitic: Sabri Sulejman

Ogni film di Kusturica ha vinto un premio importante in uno dei tre festival europei più prestigiosi (Cannes, Venezia, Berlino), ed è francamente impossibile pensare questo suo ultimo dirompente lavoro fuori dal palmares di Venezia 98. Questo perché "Black Cat, White Cat", oltre ad essere il miglior film del concorso, è cinema allo stato puro. Il geniale regista serbo (che qui a Venezia vinse il Leone d'oro per la miglior opera prima nel 1981, con "Ti ricordi di Dolly Bell?") ritorna in parte sulle atmosfere de "Il tempo dei gitani" e gira un film di una vitalità travolgente. Al ritmo di una invenzione ogni dieci secondi circa, Kusturica ci trasporta in un universo gitano esplosivo, dove tradimenti, matrimoni e inseguimenti si succedono senza sosta, ritmati da una colonna sonora che alterna con grande scioltezza musiche gitane e pezzi commerciali da discoteca. Reggendosi su una sorta di equilibrio dell'eccesso che fa della confusione il proprio punto di forza, il cinema del regista di "Underground" sembra sempre nuovissimo, lontano com'è da ogni convenzione e da ogni parvenza di prevedibilità, e "Black Cat, White Cat" ha la stessa innocenza e lo stesso calore dei suoi incredibili personaggi, ai quali Kusturica è attaccato come pochi registi contemporanei. Unendo Fellini, suo riferimento di sempre, all'esplosività dei cartoni animati di Tex Avery, Kusturica porta insomma dignità ad una comunità pochissimo rappresentata al cinema, restituendone tutti i colori (incredibile la fotografia del maestro Arbogast) e la fantasia. In un film che è coscientemente una festa ininterrotta, tra esplosioni e balli, "Kustu" ci regala la scena d'amore più tenera del festival, con i vestiti di Zare e Ide che volano sopra ai girasoli,mentre da lontano provengono spari e musica come al solito: un momento che racchiude in sé tutte le caratteristiche di un film indimenticabile.

Simone Sabattini