LA BAIA DI
EVA
(EVE'S BAYOU) CAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Kasi Lemmons
Soggetto e sceneggiatura: Kasi Lemmons
Fotografia: Amy Vincent
Costumi: Karyn Wagner
Montaggio: Terilyn A. Shropshire
Musica: Terence Blanchard
Prodotto da: Caldecott Chubb, Samuel L. Jackson
(USA, 1997)
Durata: 110'
Distribuzione cinematografica: LUCKY RED
Distribuzione home video: LUCKY RED
PERSONAGGI E INTERPRETI
Louis Batiste: Samuel L. Jackson
Roz Batiste: Lynn Whitfield
Eve Batiste: Jurnee Smollett
Mozelle: Debbi Morgan
Elzora: Diahann Carroll

L'esordiente regista Kasi Lemmons ha un passato d'attrice (una piccola parte nel
"Silenzio degli innocenti" di Jonathan Demme e "Senza tregua", di John
Woo), ed è una piacevole sorpresa vederla firmare contemporaneamente regia e
sceneggiatura di un film di notevole maturità narrativa e sensibilità cinematografica.
"La baia di Eva" è un film piccolo secondo gli standard americani, ma che non
rinuncia ad una messa in scena ricca e sontuosa. "L'estate che ho ucciso mio padre
avevo solo 10 anni".
Le
parole fuori campo di Eva, avvolgono fin dall'inizio in un manto cupo il progressivo
dipanarsi del film, sensazione riprodotta d'altronde ad ogni altro intervento
"off". Il film è un dramma familiare che rimanda, soprattutto nelle prime
scene, alle suggestioni de "L'orgoglio degli Amberson" di Orson Welles. Le
vicende sono incentrate intorno ad una ricca famiglia nera della Louisiana anni 50,
filtrate attraverso gli occhi della piccola Eva. Louis, il padre della bambina -
interpretato da Samuel L. Jackson - è un medico donnaiolo che esercita la sua rispettata
professione al di là del dovuto. Egli è infatti circondato da donne che lo amano o lo
odiano perché gelose. Oltre a Eva, la splendida moglie Roz, chissà quanto ignara e
mortificata, la sorella stravagante Mozelle, una chiromante di cui il film convalida tutte
le angosciose predizioni, maledetta riguardo ai suoi uomini cui finisce sempre per
sopravvivere, e la figlia più grande, Cicely, con la quale intrattiene un pericoloso
rapporto di seduzione. Sarà un malinteso di natura seduttiva sorto tra il padre e Cisely
a portare il dramma ai suoi estremi sviluppi, con la risoluta e indirettamente mortale
decisione di Eva a scontrarsi precocemente contro l'ambiguità dei sentimenti. "La
baia di Eva" è un film che parla della memoria; di quanto siamo impotenti a
ricordare, di auto inganni dolorosi e di emozioni incontrollabili. "La baia di
Eva" possiede soprattutto il pregio di una gustosa sensibilità femminile, che a
volte sorprende per il suo tratto vivido e smagliante. La lussureggiante "Louisiana
gotica" della Lemmons deve molto al suo cast di brillanti attrici che, come succede
spesso quando a dirigere è un altro attore, paiono quasi perfette. Abilità e
complessità narrativa e alcune appropriate soluzioni visive sono la prova del talento
della neo regista. Qualche appunto lo si può muovere al lato magico del film,
rappresentato da Mozelle (ma non solo) che, troppo insistente e frastornante, a tratti
trascina il film verso la telenovela.