RACCONTO
D'AUTUNNO
(CONTE D'AUTOMNE)CAST TECNICO ARTISTICO
Regia e sceneggiatura: Eric Rohmer
(FRANCIA 1998)
Durata: 111'
Distribuzione cinematografica: BIM
PERSONAGGI E INTERPRETI
Isabelle: Marie Riviére
Magali: Béatrice Romand
Gerald: Alain Libolt
Etienne: Didier Sandre
Rosine: Alexia Portal



La sensazione è netta ed ha il sapore di una piacevolissima conferma:
l'ultrasettantenne Eric Rohmer è in splendida forma. Il regista francese vincitore a
Venezia nel 1986 con "Il raggio verde" conclude con questo film la tetralogia
dei contes e lo fa con il solito, grandissimo stile, orchestrando un racconto sulle
coincidenze e sulla solitudine con la sublime leggerezza a cui ci ha abituato da ormai
quarant'anni. "Racconto d'autunno" ha tutte le caratteristiche migliori
degli altri tre racconti, dei quali riprende numerosi elementi, ma funziona magnificamente
anche come film singolo, compatto e intelligente come i Rohmer migliori.
La storia di Magali, quarantenne sola e alla ricerca di un compagno, e delle amiche
Isabelle e Rosine, decise ad aiutarla in tutti i modi, è narrata con un'abilità quasi
sconcertante nell' analizzare i bizzarri percorsi del cuore e della mente, le debolezze di
uomini e donne, le indecisioni e gli inganni che il regista di "La mia notte con
Maud" vede quasi innati nella stessa natura umana. Ma non si pensi ad un superficiale
esercizio di stile, o ad una cerebrale descrizione di meccanismi psicologici, perché mai
come in questo caso (e in ogni occasione si abbia a che fare con Rohmer) la parola
leggerezza ha un significato totalmente positivo. Rohmer descrive un microuniverso
popolato dalla solitudine e dalle indecisioni, ma si guarda bene dal perdersi in eccessi
contemplativi e dubbi esistenziali: a lui, come a Woody Allen, interessano i risultati che
questi provocano nei rapporti con gli altri, la dicotomia tra pensiero e discorso, le
situazioni e i ribaltamenti che si originano dalle conversazioni. La desolazione che
sottostà a questo stato di cose affiora spesso, ma è intelligentemente lasciata
all'interpretazione del pubblico, come nella splendida immagine finale, dove lo sguardo
perso nel vuoto di Isabelle suggella il film e suggerisce la disperata vanità delle
sicurezze degli uomini.