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LA PAROLA
AMORE ESISTE CAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Mimmo Calopresti
Soggetto: Mimmo Calopresti, Heidrun Schleef
Sceneggiatura: Mimmo Calopresti, Francesco Bruni, Heidrun
Schleef - con la collaborazione di Doriana Leondeff
Scenografia: Alessandro Marrazzo
Costumi: Marina Sciarelli
Montaggio: Massimo Fiocchi
Musica: Franco Piersanti
Prodotto da: Donatella Botti - Bianca film (Roma), Camera
one/Arena films (Parigi)
(Italia, 1998)
Durata: 80'
Distribuzione cinematografica: MIKADO
PERSONAGGI E INTERPRETI
Angela: Valeria Bruni Tedeschi
Marco: Fabrizio Bentivoglio
Sara: Marina Confalone
Malvi: Emanuela Macchniz
Carlotta: Giovanna Giuliani
Psicoanalista: Mimmo Calopresti
Giovanna: Valeria Milillo
Madre di Angela: Daria Nicolodi
Avvocato Levi: Gérard Depardieu
Bruno: Massimo Bonetti
Angela è una
donna di trent'anni con dei problemi. È in cura da uno psichiatra, cammina evitando le
linee come faceva Jack Nicholson in "Qualcosa è cambiato", vive chiusa in un
suo mondo difficile da comunicare, preda di mille curiose e bizzarre manie che certo non
le facilitano la vita. Un giorno, per caso, vede un uomo che la intenerisce (Bentivoglio,
professore di violoncello dall'aria molto svagata) e se ne innamora senza che lui ne
sappia niente, creando così una lunga sequela di equivoci a tratti divertenti e a tratti
no, e precipitando sempre più lungo il crinale della follia.
La concentrazione ossessiva, malata, sulla parola amore, e l'evidente distacco-distrazione
da tutto il resto (esemplificata, per così dire, dai principali ruoli maschili) sembrano
essere la chiave della seconda volta al cinema di Mimmo Calopresti. Passato in mancanza
della Sacher sotto l'egida protettrice della produzione Bianca Film di evidente
ispirazione morettiana ("Bianca" è il film d'amore di Nanni Moretti), il
regista torinese, quanto più il suo stile, nella semplicità, rimane evidentemente lo
stesso, devia solo in apparenza dalle tematiche del suo primo film ("La seconda
volta"). Laddove
si trattava, nel primo, di un incontro che non avrebbe mai avuto luogo, qui, l'approccio
esclusivamente sentimentale sembra regalare un intrigo meno soffocato ai due protagonisti
e fornisce almeno una possibilità in più, una risoluzione che, con l'abbandono del tema
politico, può essere interpretata anche come una risposta a quel film. In questo senso i
molti malintesi che intessono il racconto (il più evidente vede il professore distratto
scambiare per un'altra l'autrice dei biglietti amorosi che gli arrivano) e il tono
generale vagamente plumbeo rappresentano solo una eco di quelle stonature e
impossibilità. Certo, la follia come rappresentazione dell'amore al cinema è un tema
abusato e riguardo al quale "La parola amore esiste", in gran parte, non riesce
a rappresentare una variazione abbastanza significativa. Bisogna dire, poi, che la Bruni
l'avevamo già vista in un ruolo molto simile nel francese "Le persone normali non
hanno niente di eccezionale" (1993) e in quest'ultima interpretazione inevitabilmente
ci sembra meno vitale, un po' manierata, poco aiutata da un personaggio che fatica ad
avere un vero sviluppo. Sul suo corpo fragile, per altri versi, sembra sovrapporsi
pericolosamente la scorza dura di un Michele Apicella con i suoi lampi di follia (siamo
ancora dalle parti di "Bianca") e questo dà luogo a un ibrido nevrotico a volte
magari sorprendente, ma più spesso col sapore del già visto. Stranamente, la storia e i
personaggi che potevano dare maggiore interesse e un più ampio respiro al film, sono
relegati ai margini, con l'apparizione stupendamente calibrata della Confalone e di un
Gérard Depardieu che non l'abbandona.
Alfonso Iuliano |