Tempi Moderni

I film del 1998


L'AMICO DEL CUORE

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Vincenzo Salemme
Soggetto e sceneggiatura: Vincenzo Salemme
Fotografia: Italo Petriccione
Scenografia: Tonino Festa
Costumi: Gianna Gissi
Musica: Antonio Boccia
Prodotto da: Rita e Vittorio Cecchi Gori
(ITALIA, 1998)
Durata: 100'
Distribuzione cinematografica: CECCHI GORI GROUP

PERSONAGGI E INTERPRETI

Roberto Cordova: Vincenzo Salemme
Frida: Eva Herzigova
Michele: Carlo Buccirosso
Leonardo: Maurizio Casagrande
Geremia: Nando Paone
Luisa: Emanuela Grimalda
Giacomo: Biagio Izzo

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L'ultimo desiderio di un condannato a morte. Una donna. O meglio la donna del proprio migliore amico. Roberto, Michele e Leonardo sono legati fin dall'infanzia. Grande passione per la figura femminile, voglia di divertimento, giornate passate a spiare attraverso le finestre altrui. Dopo vent'anni il rapporto fra i tre amici è ancora molto forte: hanno preso strade diverse, ma sono sempre in contatto. Roberto è un medico affermato, Michele un giornalista in carriera, Leonardo ha scelto gli abiti religiosi. A Roberto però viene diagnosticata una malattia mortale, per la quale è necessario un delicatissimo intervento al cuore negli Stati Uniti. Prima di partire allora, Roberto vorrebbe poter soddisfare un suo sogno segreto: passare una notte d'amore con Frida, la bellissima moglie svedese di Michele. La richiesta suona alquanto bizzarra, soprattutto al malcapitato consorte, combattuto fra la gelosia nei confronti della sua donna e la fraterna amicizia per Roberto. Situazione complicata e difficile da gestire, ma che avrà comunque una risoluzione, nonostante alcune spiacevoli complicazioni che a volte gli incontri "inaspettati" possono comportare. La ventennale esperienza come attore teatrale nella compagnia di Eduardo De Filippo, la fondazione di una personale Associazione Culturale, la stesura di numerose sceneggiature e commedie lanciano Vincenzo Salemme in questa avventura permettendogli di ricoprirne tutti i ruoli più significativi. Regista, soggettista ed interprete principale di un prodotto che non riesce a chiarire i suoi intenti, rimanendo tormentato dal dubbio amletico del proprio essere. Un'autocelebrazione del protagonista e del retroterra culturale da cui proviene (dialoghi in napoletano stretto e volutamente accentuato), un pretesto per mostrare il portamento da modella della protagonista femminile, la volontà di ricreare uno spaccato di vita quotidiana. I personaggi sono in realtà macchiette della più tipica tradizione napoletana, ma pur essendo abituati a lavorare su canovacci esili quanto a trama e contenuto, rimangono imprigionati dalla banalità dell'unico tema portante della storia. La "proposta indecente" è avanzata senza il fascino della trasgressione o il sottile cinismo della furbizia studiata: è quasi la naturale conclusione verso cui sia Michele che i languidi sguardi di Frida spingono l'amico e lo spettatore finisce per augurarsi che il "fatto" venga consumato nel più breve tempo possibile.

Elisabetta Marino