Tempi Moderni

I film del 1998


L'AMANTE IN CITTA'
(THE DAYTRIPPERS)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Greg Mottola
Soggetto e Sceneggiatura: Greg Mottola
Fotografia: John Inwood
Scenografia: Bonnie J. Brinkley
Costumi: Barbara Presar
Montaggio: Anne McCabe
Musica: Richard Martinez
Prodotto da: Nancy Tenenbaum, Steven Soderbergh
(USA, 1998)
Durata: 87'
Distribuzione cinematografica: LUCKY RED

PERSONAGGI E INTERPRETI

Eliza D'Amico: Hope Davis
Jim Malone: Pat McNamara
Rita Malone: Anne Meara
Jo Malone: Parker Posey
Carl Petrovich: Liev Schreiber
Edward 'Eddie" Mazzler: Campbell Scott
Louis D'Amico: Stanley Tucci

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Atipico road movie ad andamento morale, dalla provincia americana fin nelle grinfie tentacolari e tentatrici della metropoli, "L'amante in città" mette in scena uno dei luoghi topici e mai dimenticati dal cinema di questi ultimi anni: la famiglia in un confronto generazionale.
Eliza sembra felice sposa di un agente letterario, ma un giorno si ritrova in casa una sospetta ed ermetica poesia d'amore dedicata al marito. Incredula ma niente affatto isterica, convoca il consiglio di famiglia con madre despota, padre succube, sorella scapestrata accompagnata da un fidanzato intellettuale e un po' tonto. Andranno tutti insieme a New York, stretti nella stessa station wagon a scoprire la verità su Louis, il presunto fredifrago, ma conosceranno anche altre sorprese...
Greg Mottola orchestra la sua partitura con gran tempismo e precisione; saggio e beffardo (al suo primo film) ci dice che quello che sembrava non è, e poi ci fa assistere al progressivo disvelamento di caratteri che culmina nel finale. Invertendo la logica del road-movie, serra i legami familiari che stringono i suoi protagonisti invece di permetterne la fuga e li mette di fronte a tutta una serie di frustrazioni emotive tipiche dell'età adulta. I dialoghi, ben scritti e mordaci, rivelano la verità dei singoli personaggi, spesso contro la loro stessa volontà. Nel finale le due sorelle-protagoniste, isolate nel buio in un angolo della città e un po' alienate, sono le sole ad avviarsi verso una cosciente consapevolezza.
Se a fronte di tanta bravura autoriale si rimane un po' freddi e si ha l'impressione di uno stile troppo "teatrale", una causa è da ricercare in quello che negli ultimi anni si è andato configurando nella cinematografia indipendente americana. Gli indipendenti ormai rappresentano un modello produttivo a parte, un macrogenere di temi e modelli narrativi più strutturati, letterari, attaccati al passato.
In definitiva i film indie, oggi, sembrano, nella maggior parte dei casi,  più classici dei prodotti hollywoodiani mainstream (sì, "Armageddon"!!!) che in qualche modo sperimentano le nuove ridondanti tecnologie con la sicurezza della loro presa sul pubblico e spesso con un senso della plasticità estetica che neanche Orson Welles avrebbe mai osato.

Alfonso Iuliano