Tempi Moderni

I film del 1998


L'ALLIEVO
(APT PUPIL)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Bryan Singer
Sceneggiatura: Brandon Boyce,
sulla scorta del racconto di Stephen King "Un ragazzo sveglio",
edito in Italia da Sperling & Kupfer
Fotografia: Newton Thomas Sigel
Scenografia: Richard Hoover
Montaggio: John Ottman
(USA, 1998)
Durata: 100'
Distribuzione cinematografica: COLUMBIA

PERSONAGGI E INTERPRETI

Todd Bowden: Brad Renfro
Kurt Dussander: Ian McKellen
Joey: Joshua Jackson
Monica Bowden: Ann Dowd
Richard Bowden: Bruce Davison

ciak3.gif (1850 bytes)ciak3.gif (1850 bytes)

apt1.jpg (7061 bytes)Il sedicenne Todd Bowden, studente delle superiori, rimane particolarmente colpito quando, durante le lezioni di storia, viene affrontato il tema dell'Olocausto: spinto da una forte curiosità, egli decide di approfondire lo studio di quel periodo.
Durante le sue ricerche, casualmente incontra su un autobus un uomo anziano in cui crede di riconoscere un ex-ufficiale delle SS visto in una foto d'epoca: si tratta effettivamente di Kurt Dussander, un criminale nazista riuscito ad immigrare illegalmente che per anni ha vissuto indisturbato sotto il falso nome di Arthur Denker nella cittadina dove abita anche Todd.
Il ragazzo affronta Dussander e lo costringe con il ricatto a raccontare fin nei minimi dettagli le atrocità commesse in passato, assicurandogli in cambio il silenzio sulla sua vera identità...
Nella Penguin Encyclopedia of Horror and the Supernatural (Viking), Jack Sullivan sostiene che in "Apt Pupil" "King riesce a sviluppare quella che sembra soltanto una buona trovata al di là di ogni possibile aspettativa del potenziale della storia, dando vita ad autentica letteratura"; è proprio ciò che sempre succede nelle cose migliori del Nostro, laddove le sue grandi capacità giungono ad infrangere gli steccati di genere per dar vita ad opere talvolta memorabili. Non si può dire che la trasposizione schermica della pagina kinghiana abbia trovato in Bryan Singer un esecutore particolarmente brillante: più portato verso un cinema elegante e manierato (come il troppo celebrato "I soliti sospetti" sta a dimostrare), il giovane regista si è limitato ad impaginare immagini con raffinato gusto compositivo (ben sostenuto, nella bisogna, dalla prova impeccabile di Ian Mc Kellen, uno dei più grandi attori in circolazione) ma senza arrivar a restituire il fascino ambiguo, di morbosa putrefazione, proprio dell'originale.
L'aver modificato il finale, inoltre, toglie ulteriore vigore alla narrazione: e fa nascere il sospetto che - come in troppo cinema americano recente - manchi soprattutto il coraggio di inscenare, se necessario, la sgradevolezza.

Francesco Troiano