Tempi Moderni

I film del 1998


LE ALI DELL'AMORE
(THE WINGS OF THE DOVE)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Iain Softley
Sceneggiatura: Hossein Amini,
tratta dal romanzo "Le ali della colomba" di Henry James.
Fotografia: Eduardo Serra
Montaggio: Tariq Anwar
Prodotto da: Stephens Evans, David Parfitt
Durata: 101'
(GRAN BRETAGNA, 1997)
Distribuzione cinematografica: CECCHI GORI GROUP

PERSONAGGI E INTERPRETI

Kate: Elena Bonham Carter
Merton: Linus Roache
Milly: Alison Elliott
Susan: Elizabeth McGovern
Zia Maude: Charlotte Rampling
Lord: Mark Alex Jennings

ciak3.gif (1850 bytes)ciak3.gif (1850 bytes)ciak3.gif (1850 bytes)

ali.jpg (12247 bytes)Londra, 1910: l'amore tra Kate Croy e l'affascinante ma spiantato giornalista Merton Densher viene fortemente ostacolato dalle minacce della ricca zia della ragazza.
Per la propria sopravvivenza e per quella del padre caduto in disgrazia, Kate decide di operare uno strappo al suo rapporto, senza tuttavia perdere di vista il giovane, ma aspettando con aristocratico cinismo l'occasione giusta. Che si presenta vestita dei panni di una ricchissima ereditiera americana, Milly, incantevole fanciulla pronta a stringere immediatamente con Kate una profonda amicizia. Ma alcuni decisivi segreti reciproci daranno in seguito luogo a scoperte altrettanto decisive: i trascorsi tra Merton e Kate, su cui la ragazza continua a mentire, e la grave malattia che affligge Milly e che rischia di trasformare un tanto sospirato viaggio a Venezia nel viaggio estremo. Milly invita l'amica ed il bel giornalista, del quale si sta innamorando, ad accompagnarla nella città lagunare e l'inevitabile rifiuto di lui dovrà fare i conti con un piano che si va facendo strada nella mente di Kate.
Henry James, ossia dei rapporti complessi. Verità taciute e menzogne clamorose, sentimenti che si intrecciano nonostante la loro natura antitetica e quello strano sapore che non consente mai nulla di definitivo. La bella versione di un celebre romanzo dello scrittore ("Le ali della colomba", ma da noi la parola amore va dappertutto) è merito della collaborazione tra il regista di "Backbeat" e lo sceneggiatore e il direttore della fotografia di "Jude".
Il film tiene l'attenzione desta, specie quando intraprende percorsi che sembrano senza sbocchi, e per una volta la bellezza quasi manieristica della ricostruzione funge solamente da splendida cornice alla profondità del racconto.
Il viaggio finale in una Venezia che è tutto l'opposto della Londra votata alla modernità della prima parte e che raffigura una città eterna e insieme putrescente, già souvenir e ancora capace di uccidere, fa inoltre esplodere tutte le contraddizioni di queste anime che sono qualcosa di più che sorprendentemente moderne.
A conferma che gli inglesi sanno fare cinema, in tanti modi e con tante sfumature. E che ci riescono anche venendo a farlo in casa nostra.

Marco Medelin