Tempi Moderni

I film del 1997


WESTERN

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Manuel Poirier
Soggetto e sceneggiatura: Manuel Poirier e Jean Francois Goyet
Fotografia: Nara Keo Kosal
Montaggio: Yann Dedet
Musiche: Bernardo Sandoval
Prodotto da: Malek Hamzaoui per Salome Sa - Diaphana
(Francia, 1997)
Durata: 135'
Distribuzione cinematografica: ISTITUTO LUCE

PERSONAGGI E INTERPRETI

Paco: Sergi Lopez
Nino: Sacha Bourdo

 

"Western" non fa tanto riferimento al celebre mito americano ma è, piuttosto, uno strano road-movie che si muove tutto all'interno di una regione francese - la Bretagna - , definto più precisamente dal regista stesso: "un road-movie in Cinemascope su quindici chilometri". Quello che più sembra interessare a Manuel Poirier è l'erranza come esperienza dello spirito capace di coniugare non solo l'incertezza e l'apprensione, tipici d'altronde di ogni film dello stesso genere, ma anche un 'apertura al caso, al territorio come segno e desiderio di una scoperta sempre nuova, per quanto instabile (riecco qui, veramente, il West), che si configura, infine, come esperienza e ricerca d'integrazione - e a ciò, graziosamente, sembrano alludere i titoli di coda, con i membri del cast affiancati dalle bandiere dei più vari paesi d'origine.
Paco, franco-catalano rappresentante di scarpe, si fa maldestramente derubare della macchina con tutto il suo prezioso carico da Nino, italo-russo di professione vagabondo. Dopo una degna scazzottata, avendo frattanto Paco perduto il suo lavoro, i due divengono amici all'insegna dell'avventura sentimentale. Infatti principale preoccupazione sono, nelle tre settimane che dura il tragitto, le donne, con il franco-catalano che almeno sulle prime sembra decisamente più versato su questo territorio. Spaesati ma ineffabilmente in grado di sopportare/superare le diverse situazioni (il riso disincantato proprio del film nasce dal limite a cui, senza precipitare, giungono le stesse) i due personaggi di Poirier vivono di una drammaturgia a cui manca ogni risoluzione centrale - cala un certo mistero sul come alla fine si cavino sempre d'impaccio i due - : una drammaturgia liminale che si ritrae ai conflitti per frequentare generosamente i margini dell'azione, che vede i sentimenti crescere e attendere senza che quasi ce se ne accorga, pregio ma anche mancanza del film (qualche passaggio rimane un po' incerto); cui in definitiva interessa soltanto lo spazio magico di un'erranza concentrata tra un prima e un dopo, ambedue fonti di modificazioni sorprendenti.

Alfonso Iuliano