Tempi Moderni

I film del 1997


IL VESTITO

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia, soggetto e sceneggiatura: Alex Van Warmerdam
Fotografia: Marc Felperlaan
Scenografia: Jorrit Korstenhof
Costumi: Leonie Polak
Montaggio: Rene' Wiegmans
Musica: Vincent Van Warmerdam
Prodotto da: Marc Van Warmerdam, Ton Schipper,
Alex Van Warmerdam
(Olanda, 1996)
Durata: 103'
Distribuzione cinematografica: ISTITUTO LUCE
Distribuzione home video: ISTITUTO LUCE

PERSONAGGI E INTERPRETI

Van Tilt: Henri Garcin
Sua moglie: Ingeborg Elzevier
Loohman: Frans Vorstman
De Vos: Peter Blok
De Vet: Rudolf Lucieer
Johanna: Ariane Schluter
De Smet: Alex Van Warmerdam
Cremer: Khaldoun Elmecky
Herman: Eric van der Donk
Chantal: Ricky Koole
Stella: Elizabeth Hoytink
Marie: Olga Zuiderhoek

 

VEST10.JPG (11718 bytes)Un disegnatore frustrato, abbandonato dalla sua ragazza, vilipeso dai suoi superiori, incapace ormai di creare qualcosa che sia perlomeno decente, si affaccia alla finestra ed assiste ad una lite assurda, quando appare ad un tratto una donna orientale con un abitino eccentrico: questa la genesi di quello che, da ora, sara' semplicemente "il" vestito.
Gia', perche' di tutti gli esemplari prodotti, l'occhio divertito e un po' pazzo del regista olandese Alex Van Warmerdam, si fissera' su uno solo: un vestito estivo da donna che passera' da una proprietaria ad un'altra, subendo tagli e aggiustamenti vari, assistendo a decessi, stupri, tradimenti, e finendo immortalato (ma per poco) in un dipinto di una galleria d'arte. Il venticello di follia che soffia durante tutto il film sembra essersi concentrato sui disegni elementari dell'abito: foglie rosse e gialle su fondo blu. Agli uomini, ad alcuni in particolare, e' sufficiente un'occhiata per restare folgorati: la donna che lo indossa, non importa chi possa essere, e' il grande amore che il destino ha riservato loro. Lo spettatore lo capisce immediatamente; il problema e' spiegarlo alle povere malcapitate che si ritrovano in casa, persino dentro il letto, l'uomo che fino a pochi minuti prima aveva solamente l'incarico di forare il biglietto ferroviario.
vest20.jpg (11682 bytes)In un buffo e continuo intreccio di sguardi stupiti e terrorizzati ed altri in preda a chissa' quale incantesimo, si arriva fino al gesto iconoclasta, col controllore che tenta di fuggire dal museo col brandello di tela in mano: segno che, tutto sommato, non importa nemmeno che sotto l'abito ci sia una donna vera. Un film difficile da inquadrare, piuttosto anarchico, assai divertente e quasi per nulla scontato. Un film con una struttura ben congegnata, nell'assenza di una solida spina dorsale, di un vero e proprio centro dell'azione. I continui ritorni degli stessi personaggi e delle stesse situazioni, anche delle gag piu' lievi, sono svincolati da un obiettivo preciso che non sia quello di seguire il percorso del vestito. Il divertimento prevale, ma non monopolizza il racconto, che si prefiggeva probabilmente quello che ha ottenuto, di reggersi in piedi nella piu' assoluta liberta'. Un road movie, se ci e' permesso, in cui gli occhi dei protagonisti non sono profondi e indagatori, non chiari ne' scuri, ma rossi e gialli su fondo blu.

Marco Medelin