IL VESTITOCAST
TECNICO ARTISTICO
Regia, soggetto e sceneggiatura: Alex Van Warmerdam
Fotografia: Marc Felperlaan
Scenografia: Jorrit Korstenhof
Costumi: Leonie Polak
Montaggio: Rene' Wiegmans
Musica: Vincent Van Warmerdam
Prodotto da: Marc Van Warmerdam, Ton Schipper,
Alex Van Warmerdam
(Olanda, 1996)
Durata: 103'
Distribuzione cinematografica: ISTITUTO LUCE
Distribuzione home video: ISTITUTO LUCE
PERSONAGGI E INTERPRETI
Van Tilt: Henri Garcin
Sua moglie: Ingeborg Elzevier
Loohman: Frans Vorstman
De Vos: Peter Blok
De Vet: Rudolf Lucieer
Johanna: Ariane Schluter
De Smet: Alex Van Warmerdam
Cremer: Khaldoun Elmecky
Herman: Eric van der Donk
Chantal: Ricky Koole
Stella: Elizabeth Hoytink
Marie: Olga Zuiderhoek

Un disegnatore frustrato, abbandonato dalla sua ragazza, vilipeso dai suoi
superiori, incapace ormai di creare qualcosa che sia perlomeno decente, si affaccia alla
finestra ed assiste ad una lite assurda, quando appare ad un tratto una donna orientale
con un abitino eccentrico: questa la genesi di quello che, da ora, sara' semplicemente
"il" vestito.
Gia', perche' di tutti gli esemplari prodotti, l'occhio divertito e un po' pazzo del
regista olandese Alex Van Warmerdam, si fissera' su uno solo: un vestito estivo da donna
che passera' da una proprietaria ad un'altra, subendo tagli e aggiustamenti vari,
assistendo a decessi, stupri, tradimenti, e finendo immortalato (ma per poco) in un
dipinto di una galleria d'arte. Il venticello di follia che soffia durante tutto il film
sembra essersi concentrato sui disegni elementari dell'abito: foglie rosse e gialle su
fondo blu. Agli uomini, ad alcuni in particolare, e' sufficiente un'occhiata per restare
folgorati: la donna che lo indossa, non importa chi possa essere, e' il grande amore che
il destino ha riservato loro. Lo spettatore lo capisce immediatamente; il problema e'
spiegarlo alle povere malcapitate che si ritrovano in casa, persino dentro il letto,
l'uomo che fino a pochi minuti prima aveva solamente l'incarico di forare il biglietto
ferroviario.
In un buffo e continuo intreccio di sguardi stupiti e terrorizzati ed altri in
preda a chissa' quale incantesimo, si arriva fino al gesto iconoclasta, col controllore
che tenta di fuggire dal museo col brandello di tela in mano: segno che, tutto sommato,
non importa nemmeno che sotto l'abito ci sia una donna vera. Un film difficile da
inquadrare, piuttosto anarchico, assai divertente e quasi per nulla scontato. Un film con
una struttura ben congegnata, nell'assenza di una solida spina dorsale, di un vero e
proprio centro dell'azione. I continui ritorni degli stessi personaggi e delle stesse
situazioni, anche delle gag piu' lievi, sono svincolati da un obiettivo preciso che non
sia quello di seguire il percorso del vestito. Il divertimento prevale, ma non monopolizza
il racconto, che si prefiggeva probabilmente quello che ha ottenuto, di reggersi in piedi
nella piu' assoluta liberta'. Un road movie, se ci e' permesso, in cui gli occhi dei
protagonisti non sono profondi e indagatori, non chiari ne' scuri, ma rossi e gialli su
fondo blu.