TIETA DO
BRASIL
(TIETA DO AGRESTE) CAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Carlos Diegues
Soggetto: dal romanzo di Jorge Amado
Sceneggiatura: Joao Ubaido Ribeiro, Antonio Calmon, Carlos Diegues
Fotografia: Edgar Moura
Scenografia: Lia Renha
Costumi: Luciana Buarque
Montaggio: Mair Tavares
Musiche: Caetano Veloso
Prodotto da: Bruno Stroppiana, Donald Ranvaud / SKY LIGHT CINEMA
(Brasile, Gran Bretagna, 1996)
Durata: 110'
Distribuzione cinematografica: BIM
Distribuzione home video:MONDADORI
PERSONAGGI E INTERPRETI
Tieta: Sonia Braga
Perpétua: Marilla Pera
Tieta a 17 anni: Patricia Franca
Ascanio: Leon Goes
Cardo: Heitor Martinez Mello
Elisa: Débora Adorno
Tonha: Noélia Montanhas
L'origine
letteraria ci viene ricordata subito, ad inizio. Jorge Amado, l'autore del romanzo, si
presenta, dice qualcosa e rispettosamente saluta. Ricomincia il film. Tutti a Sant'Ana do
Agreste, idilliaco, sperduto e senzatempo paese archetipo di un certo Brasile, aspettano
nervosamente l'arrivo di Tieta. Scacciata malamente dal padre per i suoi lubrici costumi
quando era solo una giovinetta, Tieta ha già, prima ancora di arrivare, gettato il paese
in un grande subbuglio; vi è che da allora sono passati ventisei anni e della sua vita si
sa talmente poco! E i paesani, questo si sa, sono premurosi... L'attesa insomma è grande
e quando coloro che l'attendono arrivare a bordo della tradizionale e un po' sconquassata
corriera la vedono sopraggiungere con una fiammante cabrio giapponese, poco ci manca che
ci restino secchi. E non è che l'annunzio di una serie di irrimediabili cambiamenti...
Girato da Carlos Diegues, vecchio esponente del cinema novo, "Tieta do Brasil"
ha al suo arco molte frecce, delle quali poche, però, vedono il bersaglio.
Le
diverse contrapposizioni su cui è costruito, delle quali quella tra tradizione e
progresso riassume un po' tutte le altre, sono trattate con una semplicità che ci fa
sorridere, sorriso che però testimonia soprattutto l'incapacità nel mettere in luce
qualche viva contraddizione. E se a questo modo la satira di certo non morde, parimenti la
regia di Diegues, in cerca del lirico, scivola quasi inavvertitamente su colori da
cartolina e su un affresco che spesso sa solo di pubblicità tipo villaggio per le
vacanze. Di notevole e anche di sorprendente c'è la carica erotica tutta terrestre di
Sonia Braga, che seduce e si produce in performance (sessuali) tutte a dispetto della sua
età e del contesto di un film per il resto così poco vitale.