Tempi Moderni

I film del 1997


IL VIAGGIO DELLA SPOSA

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Sergio Rubini
Sceneggiatura: Umberto Marino, Filippo Ascione,
Raffaele Nigro, Sergio Rubini
Fotografia: Italo Petriccione
Scenografia: Luca Gobbi
Costumi: Maurizio Millenotti
Montaggio: Angelo Nicolini
Musica: Germano Mazzocchetti
Prodotto da: Rita e Vittorio Cecchi Gori
(Italia, 1997)
Durata: 90'
Distribuzione cinematografica: CECCHI GORI GROUP
Distribuzione home video: CECCHI GORI HOME VIDEO

PERSONAGGI E INTERPRETI

Bartolo: Sergio Rubini
Porzia: Giovanna Mezzogiorno
Capitano Palagano: Carlo Mucari
Antuono: Franco Iavarone
Don Diego: Umberto Orsini

Tra miserie e nobiltà dell'Italia del seicento troviamo Bartolo, popolano ignorante e analfabeta coinvolto nel viaggio che la contessa Porzia deve fare per giungere dal suo amato conte. Quasi subito un gruppo di briganti tende un agguato alla carovana risparmiando per un puro caso i due che si ritroveranno a vagare in aperta campagna, errando in cerca della strada giusta. Durante il lungo tragitto cosparso di ogni genere di pericoli, peste compresa, i due impareranno a conoscersi venendo a patti con i problemi derivanti da un quasi impossibile colloquio tra una giovane aristocratica ed un rozzo villico. Il poverino grazie all'aiuto della donna imparerà a leggere e scrivere e nel contempo, salvando ripetutamente la vita della sfortunata, anche a conoscere il vero significato della parola dignità.
Parte con buone intenzioni questa nuova pellicola diretta da Sergio Rubini che, almeno sulla carta, aveva svariate possibilità di sviluppare un racconto lavorando sia su una storia romantica ma impossibile, sia su una metafora del nostro tempo. Purtroppo il film, che quasi da subito inizia a zoppicare, manca completamente di un ritmo proprio, non lascia assolutamente alcuna possibilità a queste due ipotesi narrative intraprendendo la via più semplice : quello dell'assistere all'evolversi degli eventi puro e semplice. Nessun particolare approfondimento nei personaggi che si ritrovano a gravitare quasi esclusivamente attorno alla figura di Bartolo e decisamente sprecato Umberto Orsini nel ruolo cameo di un ricco commerciante che, abbacinato dalla bellezza della contessa, ne rimane pericolosamente invaghito. Ci troviamo di fronte ad un racconto rattoppato in una serie di episodi uniti tra di loro da un unico continuo temporale senza che per questo si riesca a narrare attraverso di essi con un pensiero ed uno scopo ben preciso nella mente. L'inizio e la fine della storia poi, a causa del ridicolo invecchiamento di Bartolo, ricordano più la figura di mastro Geppetto nel racconto di Collodi e non sono in grado di trasmettere in alcun modo la tristezza del personaggio che, "obbligato" a non esprimersi in un amore impossibile, macera nei ricordi. Le inquadrature del film hanno un che di statico e non riescono a trasmettere il senso dell'ambientazione che si perde tra colline e montagne in campi lunghi e movimenti di macchina troppo squadrati e senza il minimo senso della dinamica. La fotografia commette anche lei alcuni piccoli peccati veniali tralasciando in alcuni casi dettagli che alla fine del racconto in un'analisi complessiva pesano sulla sua credibilità. Le scelte stilistiche all'interno della narrazione sono frammentarie e lasciano purtroppo parecchi dubbi su di un improbabile studio dell'epoca. Tra i più colorati e insignificanti ricordiamo sicuramente il momento in cui i due malcapitati si ritrovano nel bel mezzo della peste. Tra cadaveri e dolore i movimenti della macchina, le inquadrature e la recitazione sono posticce e incapaci di rendere la gravità di una situazione attraverso la quale, se lo dice la sceneggiatura, si può passare senza rimanerne direttamente coinvolti. Per non parlare poi dell'episodio conclusivo degli zingari o di come Bartolo durante uno dei momenti felici in cui i due sono più alle prese con il loro personale "giardino dell'Eden" piuttosto che con le avversità della vita, si presenta in aperta campagna dalla contessa con una sacca piena di cibarie che alla vista lasciano più pensare ad una spesa al supermercato che al buon cibo nostrano dei bei tempi passati !

Claudio Pofi

INTERVISTA A SERGIO RUBINI