FINALMENTE
SOLICAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Umberto Marino
Soggetto: Umberto Marino
Sceneggiatura: Leo Benvenuti, Piero De Bernardi, Umberto Marino
Fotografia: Maurizio Calvesi
Montaggio: Simona Paggi
Musiche: Germano Mazzucchetti
Scenografia: Stefano Giambanco
Costumi: Innocenza Coiro
Prodotto da:Vittorio e Rita Cecchi Gori
(Italia, 1997)
Durata: 100'
Distribuzione cinematografica: CECCHI GORI GROUP
PERSONAGGI E INTERPRETI
Alberto: Rocco Papaleo
Andrea: Marco Milano
Sandro: Giorgio Panariello
Christian: Daniele Liotti
Rosi: Patrizia Piccinnini
Antonietta: Tosca D'Aquino
Irene: Domiziana Giordano
Ivan: Davor Govorusic
Finalmente
soli. Titolo efficace, liberatorio, ammiccante, insomma un bel titolo. Per un altro film
pero'. Perche' con questo, di cui stiamo per parlare, non ci azzecca proprio niente.
Quelli che, azzardiamo, dovrebbero sentirsi felici di restare soli, sono un gruppo di
amici di vecchia data, nel numero, guarda un po' il caso, di quattro.
Il piu' giovane, Christian, e' un calciatore della Roma, bello e posato, circondato da
stuoli di ragazzine e costretto dalle circostanze a badare agli amici piu' anziani, che
vivono, tutti contemporaneamente, la crisi dei loro matrimoni. Christian, fruitore di una
sessualita' meno problematica e piuttosto movimentata, ospita lo zio Andrea, piantato e
sfrattato dalla moglie, fuggita su un'isola a prendere ispirazione per un romanzo, e
Sandro, costretto a pagare con l'allontanamento da casa il suo eccessivo appetito per le
donne. Il quarto uomo, Alberto, vive nel frattempo un rapporto discretamente stabile con
la propria partner; deve pero' pagarne quotidianamente le voglie di maternita' con
massacranti turni inseminatori. La disperazione compare pian piano sui volti della
compagnia, con occhiaie e tic nervosi; per uscirne si battono molteplici piste: ragazzine
sviluppate, provinciali ambiziose, ed altre prede procurate dalla destrezza di Christian,
a sua volta tormentato da un'ammiratrice di Pontassieve che gli intasa la segreteria
telefonica di messaggi. Ma il richiamo del sacro vincolo e' troppo forte per chi ne ha
vissuti i piccoli drammi dall'interno, ma pure per chi lo ha solo potuto scorgere da
lontano, e l'unica soluzione per sanare una crisi e', appunto, di mandarla in crisi. Un
paradosso che spiega l'inspiegabile finale del film, tanto lontano dal titolo incriminato,
quanto privo di senso e di significato.
Una
commedia non proprio originale nello spunto, che gioca con battute a raffica sul diffuso
problema della crisi di coppia. L'intento non vuole essere sociologico e, probabilmente,
la posizione degli autori e' quella di un cinico distacco. Benvenuti e De Bernardi hanno
scritto tanti di quei film da poter forse campare di rendita, ma non da poterci ingannare.
Una buona parte del film e' senza dubbio divertente, ma spesso spudoratamente riciclata;
il resto e' una noiosa confusione , rappezzata e sconclusionata. Una mezza sceneggiatura,
insomma, che la dinamica regia di Marino, e l'adeguata interpretazione degli attori non
riescono a trasformare in un tutto omogeneo.
Un filmetto furbo, calcolato, ma lasciato incompiuto; pensato e realizzato secondo la
nuova strategia Cecchi Gori, direttamente per un certo pubblico, in un preciso momento. Un
film, se ha ancora senso dirlo, borghese, per quanto tenti di nasconderlo; in cui non si
lotta per ottenere nulla, perche' si ha tutto, tranne la felicita', che non si puo'
comperare; in cui il bel progresso e' solo lo squillare dei telefonini, il rombo delle
macchine veloci ed il piacere dei raggi UVA dentro al gabinetto. Un esercizio di maniera,
che e' come tanti altri esercizi di maniera, cioe' vuoto.