NELLA
SOCIETÀ DEGLI UOMINI
(IN THE COMPANY OF MEN) CAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Neil La Bute
Soggetto e sceneggiatura: Neil La Bute
Fotografia: Tony Hettinger
Montaggio: Joel Plotch
Musica: Ken Williams, Karel Roessingh
Prodotto da: Mark Archer, Stephen Pevner
(USA, 1997)
Durata: 93'
Distribuzione cinematografica: U.I.P. per RCS
Distribuzione home video: RCS
PERSONAGGI E INTERPRETI
Chad: Aaron Eckhart
Christine: Stacy Edwards
Howard: Matt Mally

Inevitabilmente, dopo aver
origliato di furibonde polemiche americane, attendevamo "Nella società degli
uomini" per impressionarci della sua inattuale carica misogina. Da qualche parte, non
diremo dove per non fare la solita accademia, nei cent'anni di cinema la misoginia ha
funzionato, probabilmente perché si tratta (meglio, si può trattare) pur sempre di uno
stato emotivo ad altissima tensione. Da questo punto di vista, delusi certo, sì.
Principalmente perchè i due misogini del caso nel film ci fanno sempre una figura assai
meschina, frustrati e per i motivi patetici per cui lo sono. Il loro progetto, tanto più,
non assume nessuna particolare colorazione diabolica, né può aver altro fascino che
quello, chissà, eventuale, dell'imbecillità.
Riassumendo, Chad e Howard, due giovani laureatisi nella stessa università e ora
impiegati nella stessa ditta, con Howard sempre un gradino al di sopra dell'amico, partono
per una trasferta lavorativa di sei settimane diretti in un'altra città statunitense non
ben identificabile (l'ambiente privo dell'enorme pullulare di gente tipico delle metropoli
americane sembra appartenere alla provincia). I caratteri sono sbozzati alla maniera dello
stereotipo: Chad è belloccio e sbruffone, Howard timido e vigliacco. Per rifarsi della
vita che si prende gioco di loro (professionalmente e sentimentalmente) , su proposta
partita da Chad decidono di giocare un brutto tiro a una qualche poveretta abbastanza
fragile per cadere nella loro rete. Costei sarà una segretaria sorda e invero graziosa.
La scelta di rendere muto il personaggio femminile a confronto con chi della parola deve
esprimerne l'enfasi e il potere resta l'idea più interessante del film, in un contesto
però in cui non ne vengono sfruttate a fondo le potenzialità tranne che nello scarto
finale forse fin troppo parossistico. Ecco che "Nella società degli uomini" si
può apprezzare soprattutto per la descrizione che fa dell'ambiente aziendale, coi suoi
inappuntabili colori grigio-lividi e un tono generale che molto fatica per non sembrare
dolente e stanco.