IL
SINDACO
CAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Ugo Fabrizio Giordani
Sceneggiatura: James Carrington
liberamente tratto da "Il sindaco del Rione Sanità" di Eduardo De Filippo
Fotografia: Pasquale Rachini
Scenografia: Giuseppe Pirrotta
Costumi: Michelle Corazzari, Stephane Bertola
Montaggio: Amedeo Salfa
Musica: Antonio Di Pofi
Prodotto da: Antonio e Pupi Avati
(USA, 1997)
Durata: 110'
Distribuzione cinematografica: ISTITUTO LUCE
PERSONAGGI E INTERPRETI
Antonio Barracano: Anthony Quinn
Armida: Anna Bonaiuto
Eddy: Raoul Bova
Rita: Maria Grazia Cucinotta
Arturo: Franco Citti
Geraldine: Romina Mondello
Dott. Fabio: Lino Troisi

Cosi' il progetto di Eduardo di realizzare un film
tratto da "Il Sindaco del Rione Sanita'", condiviso con Anthony Quinn ed a lui
affidato dopo la morte, quasi un lascito testamentario, e' stato finalmente compiuto, e
subito si rimpiange che non sia rimasto un semplice progetto, ottimo per fantasticarci
sopra, per immaginare come avrebbe potuto essere e come non sara' mai; come il film sulla
recherche proustiana che Visconti non riusci' mai a fare, come il Mastorna di Fellini, il
Cuore semplice di De Sica o il Porno-Teo-Kolossal di Pasolini: che, poi, da quest'ultima
idea Sergio Citti sia partito per ottenere I Magi Randagi, e' l'esempio piu' evidente di
come il serpentello che abbiamo appena creato faccia solo finta di mordersi la coda,
essendo impegnato perlopiu' a titillarsela. Citti ha quasi perso piu' tempo a spiegare che
quello era un film suo, di quanto non ce ne abbia messo per farselo finanziare (e ce ne ha
messo tanto!): il film di Pasolini lo avrebbe potuto fare solo PierPaolo e nessun altro.
La versione cinematografico-televisiva del Sindaco, invece, lascia perplessi dall'inizio
fino a pochi minuti dalla fine, quando la forza del dramma eduardiano e dell'attore
Anthony Quinn emergono con decisione per dare un minimo di significato al tutto;
d'altronde e' stata la grande determinazione di Quinn che ha permesso di realizzare il
film, tutto sovrastato dalla sua interpretazione, quella di un uomo di ottant'anni in
forma straordinaria, in uno dei ruoli della sua vita; Quinn domina talmente la scena da
ridurre a comparse gli altri attori (ma non l'ottimo Lino Troisi, nel ruolo del dottore,
unica vera presenza importante, nonostante la forte riduzione della parte), e rimane
l'unico vero motivo d'interesse, assai piu' adatto dello stesso Eduardo ad impersonare il
vecchio boss, patriarca della propria famiglia e dell'intera zona, da esserne chiamato il
sindaco.
Arbitro incontestabile di ogni contesa, coltiva un curioso sogno
di giustizia che scavalca i metodi adoperati per ottenerla, come scavalca i desideri
piccoli e grandi delle persone a lui vicine, primo tra tutti lo stesso dottore, l'unico
che riuscira', magari impiegandoci mezzo secolo, a ribellarsi al sistema. Prima del
drammatico finale, solo una serie di vicende poco credibili, ambientate in maniera
assolutamente non convincente in uno degli stati USA (lecito indicare l'Iowa) negli anni
cinquanta, ed una recitazione quantomeno sciatta. Per liberarsi dell'originale (dal quale
attinse a piene mani persino Mario Puzo quando scrisse "Il Padrino"), anche
trasferendolo oltreoceano, come sembra volesse Eduardo, ci sarebbe voluto qualcuno piu'
addentro alle dinamiche insidiose del testo: le opere di De Filippo sono tutt'altro che
prigioniere della loro cornice napoletana, ma estrapolarle di li' e' comunque un compito
non facile, e incaricare uno sceneggiatore americano che vive in Italia da sei anni ed ha
gia' lavorato con altri italiani, e' stata una soluzione sicuramente comoda, ma
completamente sbagliata: se non si poteva certo trovare un altro Eduardo, qualcosa di
meglio doveva lo stesso essere tentato, ed il fatto che Luca De Filippo non si sia
lasciato coinvolgere nell'operazione, aldila' dei soffocanti impegni teatrali (che non gli
impediscono comunque di rifare il padre negli spot pubblicitari), qualcosa dovra' pur
significare.