UNA SCELTA
D'AMORE
(SOME MOTHER'S SON) CAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Terry George
Sceneggiatura: Terry George, Jim Sheridan
Fotografia: Geoffrey Simpson, A.C.S.
Scenografia: David Wilson
Musica: Bill Whelan
Montaggio: Craig McKay
Prodotto da: Jim Sheridan, Arthur Lappin, Edward Burke
(Inghilterra, 1996)
Durata: 110'
Distribuzione cinematografica: MEDUSA
Distribuzione home video: MEDUSA
PERSONAGGI E INTERPRETI
Kathlenn Quigley: Helen Mirren
Annie Higgins: Fionnula Flanagan
Gerard Quigley: Aidan Gillen
Franck Higgins: David O'Hara
Bobby Sands: John Lynch
Farnsworth: Tom Hollander
Harrington: Tim Woodward
Danny Boyle: Ciaran Hinds
Alice Quigley: Geraldine O'Rawe
Fr. Daly: Gerard McSorley
Ispettore McPeake: Dan Gordon
Theresa Higgins: Grainne Delany

Il problema dell'Irlanda del Nord è troppo attuale per non essere doloroso,
troppo "romantico" per riuscire ad evitare la spettacolarizzazione
indiscriminata da parte dell'industria cinematografica. Terry George, già coautore della
sceneggiatura di "Nel Nome del Padre", ha scelto per il suo esordio alla regia
di raccontare la storia vera di un celebre episodio del 1981, lo sciopero della fame
avvenuto in una prigione di Belfast in cui 10 ragazzi persero la vita, costringendo
Margaret Tatcher a modificare la sua ferrea e spesso irresponsabile linea politica. I
giovani, arrestati perché appartenenti all'IRA e condannati come semplici criminali,
rivendicavano il loro diritto ad essere definiti prigionieri politici e poter indossare,
di conseguenza, i propri abiti in luogo della divisa imposta dalla prigione a tutti gli
altri detenuti. Una presa di posizione così marginale e, apparentemente, futile, diede
luogo a conseguenze drammatiche in cui la dignità e l'intelligenza umana cedettero il
posto alla bieca ottusità. Il film racconta la storia di due di loro ma, soprattutto,
delle loro madri, donne profondamente diverse (una pacifista, borghese e accomodante,
l'altra contadina, battagliera e idealista), due mondi contrapposti riuniti e messi a
confronto a causa della comune battaglia combattuta.
L'autore sposta l'ago
della bilancia a favore degli Irlandesi e noi, in tutta onestà, non riusciamo a
biasimarlo. Una cosa è certa: è difficile essere di parte una volta posti di fronte ai
sanguinosi risultati delle rappresaglie terroristiche perpetrate dall'IRA; è difficile
NON esserlo dopo aver ascoltato le ipocrite dichiarazioni (tratte da filmati di
repertorio) di una gelida e inamovibile Tatcher. Alla fine è solo la stupidità ad alzare
di più la voce, ad aver ragione su tutti (quella della violenza, del colonialismo, delle
prese di posizione fini a se stesse), ma è dall'amore silenzioso e discreto di una madre
che nasce una risposta, magari non ideologicamente soddisfacente o definitiva, ma
concreta. Ottime le prestazioni dell'intero cast, diretto con mano sicura dall'esordiente
George, anche se l'atmosfera da film-dossier non giova certo al risultato finale
dell'opera. Se è vero che la vita e l'Arte si ispirano a vicenda, è anche vero che la
vita dall'Arte quasi mai riesce a trarre consiglio.