Tempi Moderni

I film del 1997


WELCOME TO SARAJEVO

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Michael Winterbottom
Sceneggiatura: Frank Cottrell Boyce,
tratta dal libro "Natasha's story" di Michael Nicholson
Fotografia: Daf Hobson
Montaggio: Trevor White
Musica: Adrian Johnston
Prodotto da: Dragon Pictures per Channel Pictures e Miramax Films
(INGHILTERRA, 1997)
Durata: 100'
Distribuzione cinematografica: MIKADO
Distribuzione home video: RCS

PERSONAGGI E INTERPRETI

Stephen Dillane: Michael Henderson
Flynn: Woody Harrelson
Nina: Marisa Tomei
Emira: Emita Nusevic
Jane Carson: Kerri Fox

serajevo.jpg (11113 bytes)Nella Sarajevo assediata e in piena guerra civile lavora Michael, un giornalista inglese. Assieme alla troupe televisiva di cui fa parte è incaricato dei reportage dalla zona di guerra. E' il momento degli scontri più cruenti tra le opposte fazioni, la città è continuamente cannoneggiata dall'artiglieria nemica e le stragi di innocenti non si contano più. Sarà un'orfanotrofio e i suoi piccoli ospiti in terribili condizioni a toccare l'uomo nel profondo, coinvolgendolo al punto da farsi carico di una bambina jugoslava che riuscirà a far fuggire.
La guerra civile jugoslava è raccontata dal regista inglese Winterbottom ("Go Now", "Jude") con mano particolarmente decisa, niente retorica o morale di sorta ma semplicemente la guerra nuda e cruda. Una guerra vissuta attraverso fotografia, scenografie ed un montaggio in grado di unire il senso documentaristico alla tragedia umana. Le immagini sgranate delle riprese televisive si mischiano ai passaggi con la steadycam trascinando lo spettatore in 110 minuti che disturbano, creano rabbia e raccapriccio. Pochi istanti e si è subito calati in un luogo di sospensione, dove la vita e la morte sono un tutt'uno. Un soldato amico di Michael dice "Ci troviamo in un luogo dove il gioco più in voga è: esiste Dio ?". Sceneggiatura e regista lavorano in un cinema della memoria senza risparmio e senza risparmiarci nessuna atrocità. Assistiamo alle corse per le strade per evitare di venire colpiti dai cecchini, alle esecuzioni sommarie di giovani che hanno probabilmente l'unica colpa di essere bosniaci o musulmani, alle troupe di tutti i paesi del mondo che si recano nei luoghi dei massacri a riprendere corpi maciullati, persone di ogni età in agonia che non chiedono altro che vivere in pace. Mentre per le strade la gente muore, ai tavoli della politica si consumano i dibattiti, al vetriolo è la scelta di mostrare immagini di repertorio dove alcuni noti statisti lanciati in discorsi più o meno tesi a smorzare la tragedia vengono accompagnati dal brano musicale "Don't worry be happy" di Bobby McFerrin. Michael durante la permanenza a Sarajevo perde, assieme alla commossa platea, il distacco obbligatorio richiesto dal suo lavoro rimanendo coinvolto e toccato dagli eventi decidendo di fare qualcosa di concreto adottando una bambina. Un ragazzo nudo, simbolo totale di una infanzia perduta e tradita, correndo per la strada li inseguirà mentre abbandonano su un autobus la città. La musica e le parole in alcuni momenti tacciono rispettosamente di fronte ai denutriti e disperati prigionieri dei campi di concentramento, agli innocenti riversi nel sangue per le strade. "Welcome to Sarajevo" è un'opera coraggiosa e leale che riesce persino a trasformare in testimoni attendibili quanto attori ispirati Woody Arrelson e Marisa Tomei. Alla fine il messaggio di speranza arriva ancora dall'arte, dalla capacità di creare dal nulla qualcosa di bello di cui spesso l'uomo è dimentico mentre la rabbia e l'impotenza accompagnano l'attonito spettatore che esce dalla sala interrogandosi se e quando l'umanità capirà una volta per tutte la lezione.

Claudio Pofi