Tempi Moderni

I film del 1997


RITORNO DAL NULLA
(THE BASKETBALL DIARIES)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Scott Kalvert
Soggetto: Jim Carroll
tratto dal romanzo "Jim entra nel campo di basket"
Prodotto da: Liz Heller
(USA, 1996)
Durata: 105'
Distribuzione cinematografica: MULTI MEDIA FILM
Distribuzione home video: BMG

PERSONAGGI E INTERPRETI

Jim: Leonardo Di Caprio
Madre di Jim: Lorraine Bracco
Juliette Lewis
Bruno Kirby

rit.jpg (11397 bytes)All'origine c'è un romanzo detto di culto negli anni '70 di Jim Carroll, "The basketball diaries", (da due anni tradotto da Frassinelli in "Jim entra nel campo di basket"), diario di un'adolescenza, apprendistato alla vita o, forse meglio, iniziazione alle droghe di un ragazzino newyorkese educato in una scuola cattolica. Ed è anche la stessa storia che racconta il film con gli inevitabili adattamenti del caso e un aggancio nel finale, più ottimistico, alla vita di Jim Carroll che non rientra nel romanzo, con l'autore che produce il suo racconto in una sorta di performance teatrale e trova il suo riscatto nell'arte. Le esperienze di Jim, ragazzino con un autentico talento per la scrittura, e degli altri piccoli sbandati nella bassa East Side tra gli scippi dei "banditi del pannolino", le partite a basket con gli allenatori che ci provano coi ragazzini, un amico che muore di leucemia, le sniffate di detersivo sul ponte di un battello prima, fino alle esperienze con un po' tutte le droghe in commercio poi, e, se non bastasse, le marchette e il riformatorio, il tutto prima di compiere sedici anni. Lo sguardo è filtrato attraverso il prisma di un cattolicesimo adolescenziale per cui l'aspirazione più importante è trovare solo un po' di purezza. La degradazione, probabilmente, in un contesto di questo tipo costituisce proprio la risposta nel senso di espiazione all'impossibilità di questa e allo scarto bruciante che si apre tra il desiderio e la realtà di una metropoli spesso, d'altronde, descrittaci come una sorta di bolgia infernale, e quindi ancor più affascinante. Il film nel suo svolgimento fa buon uso della voce over del protagonista - che non poteva che essere Leonardo Di Caprio - nel tentativo di immergere lo spettatore nelle sempre più drammatiche vicende, e ha il merito di non assumere mai connotazioni particolarmente torbide, ché comunque la materia è già di per sé più che sufficiente a tenerci legati allo schermo. Il regista Scott Kalvert, al suo primo lungometraggio e già autore di numerosi videoclip, si presta ad uno sguardo abbastanza distaccato e rispettoso senza far uso dei particolari effettismi che potevamo temere. Il cast, prestigioso, supporta con altrettanta correttezza e discrezione, la Lewis fa poco più di una comparsa. E il film pur non essendo privo di pecche e senza dubbio ingenuo in più di un punto, si fa guardare con un curioso miscuglio di partecipazione, magari anche voyeurismo, qualche volta commozione, con un'attenzione mai doma per questa gioventù che sembra stare a metà tra quella "benedetta" di George Bernanos e il maledettismo più tipico della beat generation.

Alfonso Iuliano