RITORNO DAL
NULLA
(THE BASKETBALL DIARIES) CAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Scott Kalvert
Soggetto: Jim Carroll
tratto dal romanzo "Jim entra nel campo di basket"
Prodotto da: Liz Heller
(USA, 1996)
Durata: 105'
Distribuzione cinematografica: MULTI MEDIA FILM
Distribuzione home video: BMG
PERSONAGGI E INTERPRETI
Jim: Leonardo Di Caprio
Madre di Jim: Lorraine Bracco
Juliette Lewis
Bruno Kirby

All'origine
c'è un romanzo detto di culto negli anni '70 di Jim Carroll, "The basketball
diaries", (da due anni tradotto da Frassinelli in "Jim entra nel campo di
basket"), diario di un'adolescenza, apprendistato alla vita o, forse meglio,
iniziazione alle droghe di un ragazzino newyorkese educato in una scuola cattolica. Ed è
anche la stessa storia che racconta il film con gli inevitabili adattamenti del caso e un
aggancio nel finale, più ottimistico, alla vita di Jim Carroll che non rientra nel
romanzo, con l'autore che produce il suo racconto in una sorta di performance teatrale e
trova il suo riscatto nell'arte. Le esperienze di Jim, ragazzino con un autentico talento
per la scrittura, e degli altri piccoli sbandati nella bassa East Side tra gli scippi dei
"banditi del pannolino", le partite a basket con gli allenatori che ci provano
coi ragazzini, un amico che muore di leucemia, le sniffate di detersivo sul ponte di un
battello prima, fino alle esperienze con un po' tutte le droghe in commercio poi, e, se
non bastasse, le marchette e il riformatorio, il tutto prima di compiere sedici anni. Lo
sguardo è filtrato attraverso il prisma di un cattolicesimo adolescenziale per cui
l'aspirazione più importante è trovare solo un po' di purezza. La degradazione,
probabilmente, in un contesto di questo tipo costituisce proprio la risposta nel senso di
espiazione all'impossibilità di questa e allo scarto bruciante che si apre tra il
desiderio e la realtà di una metropoli spesso, d'altronde, descrittaci come una sorta di
bolgia infernale, e quindi ancor più affascinante. Il film nel suo svolgimento fa buon
uso della voce over del protagonista - che non poteva che essere Leonardo Di Caprio - nel
tentativo di immergere lo spettatore nelle sempre più drammatiche vicende, e ha il merito
di non assumere mai connotazioni particolarmente torbide, ché comunque la materia è già
di per sé più che sufficiente a tenerci legati allo schermo. Il regista Scott Kalvert,
al suo primo lungometraggio e già autore di numerosi videoclip, si presta ad uno sguardo
abbastanza distaccato e rispettoso senza far uso dei particolari effettismi che potevamo
temere. Il cast, prestigioso, supporta con altrettanta correttezza e discrezione, la Lewis
fa poco più di una comparsa. E il film pur non essendo privo di pecche e senza dubbio
ingenuo in più di un punto, si fa guardare con un curioso miscuglio di partecipazione,
magari anche voyeurismo, qualche volta commozione, con un'attenzione mai doma per questa
gioventù che sembra stare a metà tra quella "benedetta" di George Bernanos e
il maledettismo più tipico della beat generation.