MAXIMUM RISK CAST
TECNICO ARTISTICO
Regia: Ringo Lam
Sceneggiatura: Larry Ferguson
Fotografia: Alexander Gruszynski
Scenografia: Steven Spence
Musica: Robert Folk
Montaggio: Bill Pankow
Prodotto da: Moshe Diamant
(USA, 1997)
Durata: 106'
Distribuzione cinematografica: COLUMBIA TRISTAR
PERSONAGGI E INTERPRETI
Alain/Mikahil: Jean-Claude Van Damme
Alex: Natasha Henstridge
Sebastien: Jean-Hughes Anglade
Ivan: Zach Grenier
Pellman: Paul-Ben Victor
Loomis: Frank Senger
Red Face: Stefanos Miltsakakis
Davis: Frank Van Keeken
Kirov: David Hemblen
Chantal: Stephane Audran
Yuri: Dan Moran


Alain
(Van Damme) è un poliziotto francese che un giorno scopre di avere un gemello di nome
Mikahil, adottato alla nascita da una famiglia russa. Mikahil è stato ucciso e Alain
viene a sapere che stava per recarsi a New York. Decide così di partire in sua vece, nel
tentativo di far luce sulla tragica storia. Gli autori di Hong Kong hanno prodotto in
patria alcune opere considerate oggetti di culto, seguendo un percorso creativo
sostanzialmente identificabile nel fallimento dell'imitazione di un modello
"alto" occidentale (in questo caso il noir poliziesco) a causa di una loro
scarsa (o superficiale) omologazione culturale. In parole povere, ciò che era nato come
omaggio a cineasti del calibro di Scorsese o Coppola (alcune opere di John Woo, ad
esempio), dopo il trattamento cinematografico degli autori cinesi, ricco di
spregiudicatezza e privo di qualsiasi freno morale o censorio, si è a volte trasformato
in interessanti ibridi nei quali il risultato rappresenta qualcosa di diverso e
imprevedibile rispetto al modello originale di partenza. L'interesse critico e di pubblico
suscitato da tali opere, realizzate fra le altre cose in totale indigenza produttiva, ha
permesso ai registi cinesi di entrare a testa alta nell'olimpo hollywoodiano, lavorando
con budget altrimenti inimmaginabili. Ringo Lam, autore di tanti classici come "Full
Contact" o l'ormai leggendario "City on Fire" plagiato da Tarantino ne
"Le Iene", con "Maximum Risk" esordisce in America, forte del sostegno
di immagine fornitogli da Jean-Claude Van Damme, ormai divenuto vero e proprio mentore dei
cineasti di Hong Kong nei loro debutti americani (oltre al famoso esordio di Woo
ricordiamo che Van Damme è l'interprete del primo film americano di Tsui Ark,
"Double Team" ancora inedito in Italia). I limiti e le perplessità derivanti
dalla visione sono sempre gli stessi: la perdita dell'originale freschezza creativa degli
autori, probabilmente dovuta all'opera di edulcorazione (e quindi di depauperamento)
imposta dalla produzione USA, avvicina ancor di più il prodotto a quella sospirata (in
patria) omologazione, il cui mancato raggiungimento costituiva allora la positiva
differenza. A parte tali disquisizioni estetiche, dobbiamo comunque notare l'eccellente
tecnica di Lam, evidente soprattutto nelle sequenze d'azione mozzafiato, anche se i suoi
sforzi sono purtroppo vanificati da una sceneggiatura improbabile e farraginosa. Rimane il
sospetto, alla fine del film, che Lam non desideri divenire autore a tutto tondo, che la
sua naturale e agognata misura espressiva risieda nella semplicistica filosofia del
B-movie e che, dollari e fama a parte, senta forte la nostalgia dei suoi poveri set di
provenienza.