Tempi Moderni

I film del 1997


PER SCHERZO
(POUR RIRE)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Lucas Belvaux
Soggetto e sceneggiatura: Lucas Belvaux
Fotografia: Laurent Bares
Scenografia: Dominique Pinto
Costumi: Nathalie Raoul
Montaggio: Danielle Anezin
Musiche: Riccardo del Fra
Prodotto da: Paulo Branco - GEMINI FILMS
(Francia, 1996)
Durata: 100'
Distribuzione cinematografica: MIKADO
Distribuzione home video: BMG

PERSONAGGI E INTERPRETI

Alice: Ornella Muti
Nicolas: Jean-Pierre Léaud
Gaspard: Antoine Chappey
Juliette: Tonie Marshall
Charpin: Philppe Fretun

 

rire2.jpg (11848 bytes)Alice, autentica "principessa del foro" di Parigi, tradisce il suo uomo, Nicolas, con il buon Gaspard, aitante fotografo sportivo. Quando la relazione tra due amici della coppia va improvvisamente in frantumi, per Nicolas comincia a essere tempo di atroci sospetti. Seguiranno, improbabili dissimulati e allo stesso tempo sfacciati, tentativi di porre rimedio alla situazione.
Schematismo semplice, con il vantaggio di essere economico, di una vicenda classica - e che mi permette di riassumerla in così poche parole. Il marito cornuto (le mari cocu), la moglie infedele (la femme infidèle) e l'amante (l'amant), ovvero i protagonisti della più tipica commedia boulevardiere o vaudeville francese sono gli stessi del film di Lucas Belvaux, in una ripresa che considera abilmente la parte che il cinema ha avuto nel continuare questa tradizione. Quindi niente di più naturale che pensare a Lubitsch e al Truffaut che lo ha riletto (da "Baci rubati" in poi, e qui naturalmente si è autorizzati a vedere in Nicolas un Antoine Doinel già cinquantenne), cardini dell'intrapresa di Belvaux, rivisitazione e insieme variazione applicata a forme che devono essere parimenti oggetto di studio e di puro divertimento. Applicazione di regole conosciute e loro parziale trasformazione in una concezione che vede vita e arte, qui intese sicuramente come un tutt'uno inscindibile, continuamente riplasmate nella rappresentazione, distanziate quanto basta per permettere di attingere a quel bene supremo che è l'ironia senza freddezza. Interpretato da una coppia insolita - Muti-Léaud - che forse proprio per questo riesce a sorprendere, il film ha dalla sua una brillante capacità di scrittura evidenziata da un andamento a scatti, mai troppo nervosi, in cui personnaggi e situazioni solo a tratti coincidono per poi daccapo inseguirsi, allontanarsi in una risata che arriva precisa, quasi ad orologeria, quando il protagonista ignaro di turno diventa vittima dell'ordito altrui - e certo tutti più in generale sono le vittime del disegno complessivo del film. rire1.jpg (8342 bytes)Disegno, meccanismo che denuncia chiara la sua crudeltà e insieme la sua inafferabilità e che qui sembra incarnato dal Léaud-Nicolas, sorta di simpatico e allucinato deus ex-machina, che, senza neanche parerlo, nel suo sogno di rimettere ordine nel caos dei sentimenti, costruisce un labirinto maniacale nel reticolo del quale non si può proprio capire quanta parte abbia la sua volontà o il caso, labirinto che com'è naturale, ambivalenza sconcertante della commedia, costituisce anche una (sua) prigione. Ma anche congegno che si sfilaccia, che sacrifica qualcosa della sua ritmata ineluttabilità a una comprensione più reale dei dolori dei personaggi, come nell'episodio del vomito di Nicolas, alla conclusione di una divertente scena, fin allora nel più classico stile, divisa tra gli amanti sul letto e il marito nascosto nell'armadio. Ingranaggio burlesco ma comunque misteriosamente aperto, farsesco senza essere caricaturale, il film congiura con gli stereotipi e ci impone infine la sua intelligente attitudine alla pazienza, risolta in un tono libero e nella fiducia che i personaggi-attori - e qui il nervosismo frenetico di Léaud sempre in fuga dal centro dell'inquadratura aiuta molto - se ne guardino bene dal cadere nelle "gabbie" che fanno comodo solo ai critici. Prigionieri, forse, ma non delle interpretazioni.

Alfonso Iuliano

Intervista a Ornella Muti e a Jean Pierre Leaud