RIEN NE VA
PLUSCAST TECNICO ARTISTICO
Regia e soggetto: Claude Chabrol
Sceneggiatura: Aurore Chabrol
Fotografia: Eduardo Serra
Scenografia: François Benoit-Fresco
Costumi: Françoise Jorry
Montaggio: Monique Fardoulis
Musica: Matthieu Chabrol
Prodotto da: MK2 Productions
(FRANCIA, 1997)
Durata: 105'
Distribuzione cinematografica: BIM
Distribuzione home video: MONDADORI HOME VIDEO
PERSONAGGI E INTERPRETI
Betty: Isabelle Huppert
Victor: Michael Serrault
Maurice: François Clouzet
Monsieur K: Jean-François Balmer
Chatillon: Jackie Berroyer

Victor e Betty sono
una coppia di simpatici malfattori adusi a vivere di piccole truffe: lui è un uomo di
sessant'anni, lei una giovane donna sulla trentina, paiono legati da un'affettività
parentale o forse amorosa.
La loro specialità consiste nel recarsi, a bordo di un camper, nelle cittadine con
casinò della provincia francese ove si tengono congressi: dipoi, adocchiato in albergo un
cliente facoltoso, Betty lo seduce e narcotizza per alleggerirlo infine assieme al socio
(solo una parte della somma in contanti, "secondo il principio del fisco, che su
cinquanta ti piglia venti e nessuno se ne accorge").
All'interno di quello che potrebbe esser definito un quieto tran-tran, si inserisce però
l'imprevisto sotto le spoglie di Maurice, un ambiguo tesoriere svizzero incaricato di
trasportare una grossa somma di danaro sporco ai Caraibi per conto di un'organizzazione
criminale: egli vuole servirsi di Betty per sparire con i soldi, ma le cose vanno male ed
i due bidonisti si trovano a fronteggiare degli spietati killer...
Non vi anticipiamo la conclusione di "Rien ne va plus", per lasciarvi
il piacere della sorpresa: basti dire che essa è in linea con lo spirito garbatamente
anarchico che informa questa cinquantesima prova registica di Claude Chabrol, alle prese
stavolta con una commedia dalle venature gialle che annovera sparuti precedenti nella sua
filmografia (ci viene in mente il corrosivo "Trappola per un lupo", poco d'altro
) e Lubitsch quale nume tutelare.
L'inizio, in particolare, ha il ritmo ed il passo di un "Mancia competente" di
fine millennio: peccato che, successivamente, le piste s'imbroglino nella trasferta
elvetica e la noia faccia capolino, per dileguarsi soltanto nella tesa sequenza del
confronto con i gangster commentata dalle arie della "Tosca" (nella edizione
Freni-Domingo-Sinopoli, secondo i desiderata del melomane capobanda).
Michael Serrault è delizioso come d'uso in un ruolo sornione ed agrodolce che assai gli
s'addice; la Huppert risulta forse un po' attempata per la parte, ma se la cava
diteggiando abilmente sui tasti solo apparentemente antitetici della simpatia e della
ruvidità.