Tempi Moderni

I film del 1997


RIDICULE

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Patrice Leconte
Soggetto: Remi Waterhouse, Michel Fessler e Eric Vicaut
Sceneggiatura: Remi Waterhouse
Fotografia: Thierry Arbogast
Scenografia: Ivan Maussion
Costumi: Christian Gasc
Montaggio: Joelle Hache
Musiche: Antoine Duhamel
Prodotto da: Gilles Legrand, Frèdèric Brillion, Philippe Carcassonne
(Francia, 1996)
Durata: 102'
Distribuzione cinematografica: CECCHI GORI GROUP
Distribuzione home video: CECCHI GORI HOME VIDEO

PERSONAGGI E INTERPRETI

Ponceludon de Malavoy: Charles Berling
Marchese de Bellegarde: Jean Rochefort
Madame de Blayac: Fanny Ardant
Mathilde de Bellegarde: Judith Godreche
Abate de Vilecourt: Bernard Giraudeau
Monsieur de Montalieri: Bernard Dèran

ridi2.jpg (12725 bytes)Versailles nel 1780, prima della rivoluzione. Un giovane di provincia, Ponceludon de Malavoy, arriva alla corte per ottenere finanziamenti ad un suo progetto di risanamento delle paludi della Dombes, vicino Lione, e tentare così di porre freno alle malattie e alle morti che gravano sugli abitanti di quei territori.
Ridicolizzato sulle prime per la sua goffa aria da provinciale, Ponceludon viene preso sotto la protezione del marchese de Bellegarde. Da questo messo in guardia sulla corruzione della corte e istruito sui modi con cui impressionarla, Ponceludon diventa presto un vero maestro nell'arte del "bel esprit", il motteggio continuo e raffinato che regnava su tutto a corte, strumento che sfruttato con abilità metteva in buona luce persino con il re. ridi1.jpg (8900 bytes)Quattordicesimo film di Patrice Leconte ("L'insolito caso di Mr. Hire", "Il marito della parrucchiera", "Il profumo di Yvonne" e pochi altri sono arrivati in Italia), nominato all'Oscar come miglior film straniero, "Ridicule" appartiene alla vasta schiera dei film in costume tanto elaborati nella cura scenografica quanto, spesso, poco "eleganti" se non un pochino rozzi nella visione delle cose che ci propongono. Il dilemma del film, d'altronde, risiede proprio nella continua bivalenza e nello scarto tra ciò che viene mostrato e quello che a un altro livello il film sembra effettivamente dire: così facile e sicuramente poco raffinato E' il confronto che si fa tra la artificiosità della vita di corte e la naturalità più pura dei dintorni di casa Bellegarde, e altrettanto si può dire mettendo in parallelo quello che poteva essere un esempio di divertito cinema della crudeltà (del motto di spirito) e della superficie (massimamente seduttrice) con quello che si rivela solo l'intento moralistico di condannare quella insopportabile società e di fare l'elogio dei cari vecchi buoni valori. Restano le ottime interpretazioni di tutto il cast, con i ruoli più "neri" in maggiore evidenza, quindi e soprattutto la splendida e oltraggiosa Fanny Ardant.

Alfonso Iuliano