Tempi Moderni

I film del 1997


MARCELLO MASTROIANNI
MI RICORDO, SI, MI RICORDO

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia e montaggio: Anna Maria Tatò
Fotografia: Giuseppe Rotunno
Musica: Armando Trovajoli
Operatore: Giovanni Fiore Coltellacci
(ITALIA, 1997)
Durata 90'
Distribuzione cinematografica: MIKADO
Distribuzione home video: EDIZIONI L'UNITA'

marcello.jpg (13987 bytes)Un'ombra vaga sopra un fondo bianco ed una lunga serie di "Mi ricordo": l'infanzia povera e la guerra; gli inizi della carriera e Fellini, che lo chiamava Snaporaz; il fratello Ruggero, De Sica, Marco Ferreri; la fama scomoda di latin lover ed un bacio furtivo su un treno, al buio, con una donna sconosciuta, piu' di cinquant'anni fa. E poi un uomo di settantadue anni, ancora nel pieno dell'attivita', che ripesca storie, che sarebbe un peccato sintetizzare in poche righe, belle come sono raccontate da questo narratore d'eccezione. Marcello Mastroianni, mai stanco di afferrare nomi, persone, situazioni, si cimenta in un'omaggio alla memoria, che la sua ultima compagna, Anna Maria Tato' ha voluto divenisse omaggio allo straordinario uomo ed attore. Con l'ausilio di vecchie immagini: pochi spezzoni di film, molte fotografie, immagini di rari provini o carpite sui set, ed i passi di danza di "Ciao Rudi", le parole di Mastroianni formano un lungo racconto che avrebbe potuto continuare all'infinito. Un film di montaggio che ci restituisce, con inevitabile emozione, il Marcello che ricordiamo, nonostante le riprese appartengano agli ultimi mesi di vita dell'attore, in occasione di quello che sarebbe stato il suo ultimo film, girato col regista ottantottenne Manoel De Oliveira ("quasi indisponente la sua vitalita'!") sulle montagne del Portogallo. Un paesaggio che gli fa tornare in mente le Dolomiti, luogo della sua prima vera gita, in campeggio coi balilla, ma anche, inaspettatamente, New York, coi suoi grattacieli, e con quella architettura che osava paragonare a quella di Piazza San Marco a Venezia. E poi, in questo viaggio alla riscoperta di tutti i luoghi visti, facendo quel mestiere tanto bello e tanto amato, sfilando tra volti noti e meno noti di una lunghissima catena d'affetti, fa la sua comparsa l'inevitabile bilancio dell'esistenza, quello scorrere del tempo che solo alla fine si rivela nella sua brevita'. Un racconto a volte malinconico, ma con la costante volonta' di stemperare il patetico perennemente in agguato, scherzando sempre, prendendo con leggerezza la vita, sulla scia di Cechov, e ancor piu' la professione: recitare, come dicono i francesi, equivale a giocare, alla faccia di quelli che ci vogliono far credere di aver passato mesi ad entrare nella sofferenza del personaggio, e poi altrettanti ad uscirne. Ma anche la polemica, che sottilmente accompagna un altro modo di intendere la professione, non puo' che smorzarsi dietro lo sguardo di lucido, ma affettuoso, disincanto. Perche', tracciando le somme, piu' bello ancora del paradiso perduto che ci lasciamo alle spalle, potra' ancora essere il paradiso intatto e misterioso che la vita ci riserva. Parola di un uomo che sa di essere giunto al termine della propria vita, ma che non riesce a smettere di amarla.

Marco Medelin