IL
REGNO
(THE KINGDOM)
CAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Lars Von Trier
Sceneggiatura: Lars Von Trier, Tomas Gislason
Scritto da: Lars Von Trier, Niels Vorsel
Fotografia: Eric Kress
Scenografia: Jette Lehmann
Montaggio: Jacob Thuesen, Molly Malene Stensgaard
Musica: Joachim Holbek
Prodotto da: Zentropa Entertainments, Denmarks Radio Tv,
in collaborazione con Swedish Television Malmo, WDR,
Arte & The coprodution office
(Svezia, Danimarca, Francia, 1994)
Durata: Prima parte 135' - Seconda parte 145'
Distribuzione cinematografica: LUCKY RED
Distribuzione Home video: BMG EAGLE
PERSONAGGI E INTERPRETI
Helmer: Ernst-Hugo Jaregard
Rigmor: Ghita Norby
Drusse: Kirsten Rolffes
Krogen: Soren Pilmark
Bulder: Jens Okking
Bondo: Baard Owe
Moesgaard sen: Holger Juul Hansen


Possiamo parlare di Lars Von Trier col cuore sgombro da preconcetti? Dopo
"Le onde del destino" risulta difficile: la maggior parte di coloro che lo hanno
visto, ha infatti tremato e sofferto assieme ad Emily Watson, devota al suo folle amore.
Noi, al contrario, abbiamo tremato e sofferto assieme all'operatore. Il "capolavoro
di fine millennio" ci ha lasciato piuttosto freddi, o, perlomeno, non ha suscitato in
noi gli entusiasmi di chi sente di avere scoperto un nuovo insperato talento. Il cinema
degli ultimi venti anni abbonda di geni, ogni tanto ne viene fuori qualcuno, ed ora e' il
turno della Danimarca.
Il successo che ha ottenuto questo mal di mare baltico, al bivio tra il miglior Godard e
il Woody Allen in crisi matrimoniale, ci consente adesso di assistere al lavoro
immediatamente precedente, e, al tempo stesso, destinato a succedergli. Si', perche'
questo polpettone, diviso in due parti per il grande schermo (cinque per la tv), non ha
una vera conclusione: altre quattro parti sono state gia' girate ed ancora cinque sono
previste per il prossimo anno.
Detto cio', basterebbe appuntarsi il nome dei cinema nei quali si proietta e rimanerne
alla larga (cosa chiaramente riservata ai non adoranti). Invece, scena dopo scena, in un
groviglio di avventure ospedaliere, tra le quali la presenza di una fantasmina appare tra
le cose piu' verosimili, in un gran calderone di amore e odio, di pazzie vere e presunte,
di sedute spiritiche e di umorismo nero, si viene trascinati dalla formula dello
sceneggiato d'autore, si subisce una sorta di "effetto Twin Peaks". D'altronde,
molto del fumettone di Lynch ritorna nel "Regno", per ammissione dello stesso
Von Trier, a cominciare dallo stile: un'operazione svolta "con la mano
sinistra", in modo completamente libero, senza preoccuparsi di infrangere le regole,
nemmeno quelle del buon gusto. Un'altra grande fonte di ispirazione, inoltre, e' un
classico degli anni settanta, "Belfagor", storia di fantasmi, opportunamente
modernizzato e nazionalizzato.
Ecco,
quindi, l'ospedale principale di Copenaghen, con le sue inquietanti leggende, divenire il
teatro di quelle che in Italia sarebbero semplici storie di quotidiana malasanita': un
intrattabile primario svedese, nemico della Danimarca; un assistente affascinante che vive
di ricatti; un ricercatore ambizioso che vuole avere ad ogni costo un rarissimo sarcoma
epatico; un'anziana donna che si finge malata per entrare in contatto con gli spiriti; il
figlio del direttore che, con la scusa di apprendere, si impossessa di un cranio per farne
omaggio ad una bella infermiera. Un complesso di piccole e grandi storie, inclini talvolta
piu' all'allegria che alla paura, un tormentone che lascia da principio alquanto
sbigottiti, per poi prendere consistenza. Un viaggio attraverso tutti i tabu' della
psiche, dai fantasmi ai cadaveri non sepolti, dal parto ai tumori, alle teste mozzate; un
viaggio, prima di affrontare il quale si consiglia di lasciare a casa il buon senso e
qualsiasi speranza di vero. Nella piu' totale liberta' narrativa i personaggi hanno
continue evoluzioni: i cattivi diventano quasi buoni, i buoni non lo sono poi cosi' tanto,
e tutti ci appaiono talmente familiari che vorremmo sapere come andra' a finire, ma al
tempo stesso preferiremmo che non finisse mai.
Pur continuando a pensare che i veri geni i capolavori li creino con la mano destra, non
possiamo stavolta nascondere di esserci divertiti.
Marco Medelin